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TOTO' E PEPPINO DIVISI A BERLINO; E ALTRE STORIE DEL SALONE

Enrica e Alessandro Baricco alla festa della Holden
Ci siamo quasi. Domani finisce il Salone, io lascio il Lingotto e torno ai miei normali trastulli. Stasera alle 20 in Sala Rossa presento con Eugenio Finardi il libro di Ezio Guaitamacchi "La storia del rock". Ieri sera ho beccato Eugenio alla festa della Holden, e i siamo fatti un selfie con Teresa De Sio. Trooooppo scemi.
Alla Holden c'erano tutti. Ma il più assediato per i selfie era Emmanuel Carrere. Io invece ho rimediato una rarissima foto dei fratelli Alessandro ed Enrica Baricco together.
Ma torniamo a noi.
Voglia di scrivere sottozero, quindi per le puttanate spicciole dal Salone vi rimando al twitter @gaboferraris, e per non lasciarvi proprio a bocca asciutta ricopio i pezzi che ho pubblicato venerdì 15 e sabato 16 sulla "Stampa". Il bonus consiste nel fatto che sono la "extended version", prima dei tagli redazionali imposti dalle esigenze di impaginazione.

Venerdì 15: Totò e Peppino divisi a Berlino

Berlino Est: il direttore Ferrero e signora alla mensa della Trabant
Inviato in zona di guerra. Mi mancava. E non ci speravo più. Invece eccomi qui, al checkpoint Charlie fra Berlino Est e Berlino Ovest.
Ok. Non è il 1963. E non è la Germania divisa fra Soviet e Occidente. Ma fa lo stesso. Sto al Salone del Libro, nella “lounge”  della discordia: quella che dovrebbe essere “unica” per Circolo dei Lettori e Salone del Libro. Ma qui, sul confine di checkpoint Charlie, non pare proprio. L’ingresso è unico, quello sì: con tanto di cartello “Salone del Libro-Circolo dei Lettori”. Però entri a Berlino Est: la classica lounge del Salone, aperta a tutti gli addetti ai lavori. Popolare, insomma. Affollata e senza fronzoli. Si paga per mangiare e si fa la coda per pagare. Manca Hoenecker (e Picchioni è in giro con la delegazione della Germania riunificata) però arriva il direttore Ferrero con la moglie Carla e siedono a una tavolata. Lady Ferrero un po’ sbuffa, lui è fedele alla linea e non fa un plissé. Però - con la sua mitica rosa di carta all’occhiello - stona nel ruolo di prolet alla mensa della Trabant.

Checkpoint Charlie: state entrando a Berlino Ovest
Faccio pochi passi e raggiungo checkpoint Charlie. Di là c’è Berlino Ovest, la zona lounge occupata dal Circolo: fighetta e fashion. Da mangiare solo piccoli sfizi, in compenso bevi gratis. Ogni tanto un profugo dall’Est tenta di raggiungere il bar all’Ovest: ma deve vedersela con il giovanotto che presidia la frontiera. Se non hai la card del Circolo, da checkpoint Charlie non passi.

Io ho la card. Supero il posto di blocco. Entro a Berlino Ovest. E subito noto una poltrona di design; uguale a due che ho visto – non senza stupore - a Berlino Est. Lo dico a Maurizia Rebola, direttrice del Circolo e governatrice pro-tempore di Berlino Ovest: “Lo so – mi risponde – gliele ho prestate io”. In quella si materializza l’assessore Antonella “Kennedy” Parigi in visita di stato. Purtroppo non proclama “ich bin ein Cirkoler”. Ma fate conto che l’abbia detto. 
Torno a Berlino Est per consumare un pasto proletario con altri inviati di guerra. Però contrabbando la birra dall'Ovest. Con i colleghi si discute se davvero quella dove ci troviamo sia la lounge del Salone. Qualcuno – forse un agente provocatore della Stasi -  giura che in realtà le due lounge coesistono nello spazio di Berlino Ovest. Ma la governatrice Rebola mi conferma che Berlino Ovest è la sola e autentica lounge del Circolo dei Lettori. Ma dicendolo si schermisce un po’; quasi temesse di provocare le reazioni del potente vicino dell’Est.
 

Sabato 16: Picchioni sull'orlo di una crisi di nervi

Picchioni in ufficio con l'addetto stampa Nicola Gallino
Ieri ci siamo andati vicini. Verso mezzodì, letti e riletti i giornali, Picchioni ha superato l’orlo della crisi di nervi. E’ stato lì lì per prendere cappello e dimettersi.
Il giochino del “presidente che verrà” diverte tutti, al Salone, tranne il presidente che ancora c’è. La mattina si chiude in ufficio, il prode Rolando, e si studia titoli e articoli delle gazzette. Credo che cerchi di capire chi sono gli amici e chi i nemici, e quali disegni tramino. Titolisti e articolisti a loro volta analizzano ogni stormir di fronda, e aprono ampi dibattiti su una frase di Chiamparino, o di Fassino, che forse, chissà, potrebbe adombrare la conferma, ma anche il congedo, di Picchioni.
Così ieri Picchioni s’è talmente imbufalito, per via di certi vaticinii, che architettava di presentare le dimissioni, le sue e pure quelle del direttore Ferrero, seduta stante. In giornata. Poi s'è calmato.
Ernesto Ferrero, invece, è sempre calmo: svolazza di convegno in convegno con la sua rosa di carta all’occhiello, dimentico delle follie del mondo. Picchioni ha un altro carattere. E va ai matti quando qualche analista salonistico si esibisce in  predizioni particolarmente ardite.
Certo, il Risiko del Salone è appassionante: chi ci gioca si sente, nel suo piccolo, un king maker. Ma Picchioni è stufo marcio. Lo capisco: è la sgradevole sensazione che provi quando, alla vigilia della pensione, senti i colleghi discutere su chi si prenderà la tua scrivania con vista sul parco.
La frase-mantra del Picchio è “il Salone quest’anno è bellissimo, è mai possibile che tutti parlino solo del Salone dell’anno prossimo?”. Ahilui, è possibile. Io vado in giro, faccio cose e vedo gente. E la gente che vedo si divide in due categorie: quelli che sanno chi sarà il nuovo presidente (o il nuovo direttore) e quelli che mi chiedono chi sarà il nuovo presidente (o il nuovo direttore). A questi ultimi do risposte a casaccio. Nell’ordine, ho messo in nomination Umberto Eco, Dan Brown e Mickey Mouse. Beh, su Mickey Mouse alcuni non mi hanno preso sul serio.
Massì, vale tutto. L’altro ieri a un convegno ho sparato una cavolata tutta mia su un futuro Salone con due direttori: beh, alla sera la cavolata era diventata un “progetto” in un comunicato del Salone; e ieri mattina era sui giornali come una certezza assodata.
E poi dare il tormento al povero Picchio è così facile che ci si mettono in tanti, persino fra i suoi fedelissimi. Ieri pomeriggio passo a trovarlo in ufficio per scroccargli due pastarelle – nell’ufficio di Picchioni trovi sempre ottimi dolcetti – e lui è lì, a consulto con un suo luogotenente. Mentre sgranocchio le pastarelle il luogotenente mi dice, con aria complice: “Secondo te, il nome lo fanno prima di lunedì?”. E io: “Secondo te, il nome lo sanno?”. E Picchioni: “Andatevene subito fuori dai piedi!”.

Io filo via. Il luogotenente resta a sentirsi le sue.
 




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