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SALONE A MUSO DURO, MOTTA RESPINTO CON PERDITE

Chi la fa l'aspetti (foto dal post "A Milano il suo salone, a noi le torte in faccia)
Oggi al Salone è arrivato un trafelatissimo Federico Motta, il geniale presidente dell'Aie-Associazione Editori che ebbe la lungimirante idea di fomentare e assecondare le voglie secessioniste di Mondazzoli & Co, trascinando l'intera associazione nella Waterloo di Tempo di Libri.
Motta, che prima faceva tanto il ghinassa e adesso rischia fortemente il cadreghino - è probabile che nei prossimi giorni all'Aie gli diano il benservito - è venuto a Torino non capisco bene perché. Forse per vedere come si organizza un Salone del Libro.
Nel primo pomeriggio, nel ventre accogliente della Lounge del Circolo dei Lettori, lo sventurato è stato ricevuto dei vertici del Salone e del governo torinese. C'erano Chiarabella, il Chiampa, Nic Lagioia e Bray. Motta non ha spuntato nulla, perché nulla aveva da offrire. Per i torinesi la linea l'aveva dettata Bray: "Non sarà una trattativa. Sarà un confronto delle idee e dei differenti punti di vista, come diceva Italo Calvino, che si potranno incontrare o rimanere distanti. Di sicuro il nostro punto di vista non cambierà". E difatti non è cambiato. Al Mottarello gli hanno confermato papale papale che il Salone si fa a Torino in maggio, e su questo non ci piove. 

Il Chiampa, trattativista per natura, ha aggiunto che, dato ciò per assodato, "poi possiamo discutere di governance, programmi comuni e di tutto quel che volete". Alla fine dell'incontro, il prudente presidente ha aggiunto: "Per ora nessuna decisione, salvo quella già prevista di incontrarsi dopo il Salone, a bocce ferme e nel più breve tempo possibile prendere una decisione a favore del libro e della lettura". Lo ha detto ai giornalisti per dirlo a Franceschini, che tanto spacca i santissimi per salvare il culo a Milano; in fondo, il Chiampa è ancora iscritto allo stesso partito di Francis, e un contentino glielo deve pur concedere.
Chiarabella, che nella pantomima s'è presa la parte che le vien meglio, quella del poliziotto cattivo, è stata più tranchante: "Ringraziamo Federico Motta per la sua visita, abbiamo fatto una chiacchierata in cui abbiamo ribadito che date e luogo non si toccano". Poteva aggiungere pure "e che se n'andasse affanculo", e il pensiero era completo.
Il più spietato è però Nic Lagioia, che a Motta suggerisce di andarsi a fare un giro fra gli stand e di chiedere agli espositori se sono contenti. Il che è versare sangue sulle ferite del Motta: a Tempo di Libri i rari visitatori libri non ne comperavano, e gli editori secessionisti piangevano lacrime tanto calde quanto meritate.

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