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LOVERS, E' SEMPRE PIU' DIBBBATTITO! POMA E ANDREOTTI REPLICANO ALLA PARIGI

Buone notizie: ieri sera al Massimo, per le proiezioni di Lovers delle 22, il pubblico era numeroso. Va però detto
che prima le sale erano un po' sguarnite: alle 19,30 una cinquantina di spettatori in Sala 1, saliti a circa 70 per lo
spettacolo delle 20,30. Io a quell'ora sono passato in Sala 3 dov'eravamo meno di trenta per il doc su Tomas Milian
Per fortuna si discute. La cosa potrà anche infastidire chi sogna un'opinione pubblica bovina e un'informazione encomiastica e acritica; ma a me piace che si discuta di un festival, nel caso specifico il Lovers ex Tglff, non soltanto come a un té della contessa Serbelloni ("signora mia, che bei film, sapesse!") ma anche, e soprattutto, valutando, di quel festival, modi, programmi, prospettive, politiche e gestioni. E se a lorsignori non va, mi spiace per loro, ma non posso farmi lobotomizzare per non intristirli.
Ad ogni modo: com'era prevedibile, il post di Antonella Parigi dove l'assessore si dice "dispiaciuta" per le "polemiche", è stato da me immediatamente ripreso e commentato. E ha suscitato la reazione di due figure molto note dell'ambiente cinematografico torinese: Luca Poma, giornalista-scrittore e storico sostenitore del Tglff, e Luca Andreotti, una delle colonne del Tff
Poma e Andreotti si sono sentiti direttamente tirati in ballo dal post di Antonella per via di quanto avevano scritto ieri: l'uno, Poma, in una lettera pubblicata da GabosuTorino ("Ecco le sfide di Lovers: e dobbiamo discuterne tutti"), e l'altro, Andreotti, in un post sulla sua pagina Fb che vi linko qui (Aggiornamento: mi scuso con i lettori, ma da oggi, 22 giugno 2017, il link al post di Luca Andreotti non è più attivo. Il post è scomparso dalla bacheca di Andreotti che è, lo ricordo a titolo di cronaca, dipendente del Museo del Cinema).
Così stamattina di buon'ora, appena letto il post parigino, i due hanno prontamente replicato: Poma con un'altra lettera a Gabo, e Andreotti con un altro post su Fb (Aggiornamento: mi scuso con i lettori, ma da oggi, 22 giugno 2017, anche il link a questo secondo post di Luca Andreotti non è più attivo. Anche questo secondo post è scomparso dalla bacheca di Andreotti che è, lo ricordo a titolo di cronaca, dipendente del Museo del Cinema).
Naturalmente pubblico entrambi gli scritti. Perché - ricordatevene sempre, voi signorini e signorine i cui reverendi culi temporaneamente occupano alti scranni in Comune e in Regione - soltanto lo spirito critico salva le nazioni dall'idiozia e dal totalitarismo, specie quello dei dittatorelli da operetta. Ogni politico serio e davvero amante del suo paese dovrebbe ringraziare e benedire chi non gli risponde sempre sissignore-com'è-bravo-e-intelligente-lei-signore. Invece i leccaculi e gli yesmen, cari signorini e care signorine, prima o poi vi portano al disastro: non avete ancora imparato la lezione di Fassino?
Luca Poma

La replica di Luca Poma

A sei mesi dall’incommentabile allontanamento dalla direzione del Museo Nazionale del Cinema di Alberto Barbera – il miglior manager che l’Italia possa vantare nel suo settore - colpevole semplicemente di non avere la giusta tessera di partito, e nel pieno delle vivaci polemiche sul Tglff-Turin Gay Lesbian Film Festival – ora ribattezzato “Lovers” in virtù di un assai discutibile e prematuro progetto di rebranding – bisognerebbe avere il coraggio di parlare della nostra classe politica in modo sincero, genuino e trasparente, senza farci più guidare da stupide e primitive ipocrisie o da assurdi pregiudizi ideologici… Parlare dei nostri Assessori limitandoci a descrivere un’edizione del Festival poco emozionante, di taglio forse troppo intellettualoide, e con visibile calo di pubblico, al di là delle acrobazie da pallottoliere di qualcuno in preda a manie di persecuzione e bizzarramente appassionato nel difendere l’indifendibile, è davvero riduttivo rispetto al significato più generale rappresentato dal modello che questi politici ci offrono… 
Ultima arrivata nella collezione estiva dei post su Facebook che nulla aggiungono alle domande poste sul Festival da alcuni giornalisti - ben guardandosi peraltro dal rispondere a dette domande - è l’Assessore Regionale Antonella Parigi, la quale nell’ordine: 
1) afferma che le è piaciuto il programma del Festival – dignitosissimo, certo, ma invero non proprio scoppiettante - senza aver mai messo piede in sala;
2) dice di essere interessata all’offerta culturale, laddove il Festival è stato anche quest’anno un’ennesima volta oggetto di tagli al budget (se c’è interesse a tutelare questa manifestazione, basta tagli, please);
3) si dice “infastidita” dalle critiche (se ne faccia una ragione, Signora, si chiama “libertà di stampa”);
4) tenta di spostare il dibattito sulla direttrice Irene Dionisio, la quale potrà anche avere le sue responsabilità per un palinsesto del Festival forse troppo poco “pop”, ma che è “vittima” anche Lei (e peraltro sta dando il meglio di sè, impegnandosi fino all’ultimo minuto in una “mission quasi impossible”) dal momento che è invece colpa dei vari politici coinvolti – e solo loro - se le date del Festival sono state ritardate fino a oltre metà giugno, centrando con precisione degna di miglior causa il periodo più caldo dell’anno;
5) sostiene di aver progettato un “cambiamento” assieme a Giovanni Minerba, il quale invece – spero di sbagliare – pare averlo più che altro “subito”, il cambiamento, ritrovandosi dopo oltre 30 anni di suo appassionatissimo lavoro, a fare da “foglia di fico” per una gestione 2017 non sua;
6) accusa i “critici” di aver protestato per l’eterosessualità della nuova direttrice (ma quando mai?) dimostrando semplicemente di non aver capito nulla, dal momento che il tema casomai è quello dell’effettivo coinvolgimento – in larga parte mancato – della comunità Glbt Torinese e non solo, in tutte le sue forme. 
Certo Assessore Parigi che era ora di cambiare, e anche Minerba stesso l’aveva ammesso: il vero tema è come, con che tempi, con quali processi di inclusione e di confronto (che invece è totalmente mancato). Se Voi politici ignavi aveste difeso come meritava l’ottimo Alberto Barbera, non avremmo avuto pantomime di bandi ripetutamente andati a vuoto e 8 mesi di ritardo nella programmazione culturale (che dovrebbe essere esattamente compito vostro) dei quali poi il Festival ha pagato per intero le spese.
Concludo ricordando che - come ha scritto qualcuno - se diventa reato di lesa maestà dire che certe scelte politiche sono state sbagliate (o perlomeno discutibili), allora mettiamo il bavaglio a tutto… peccato che Torino e il Piemonte non amino confrontarsi schiettamente con le critiche: davvero un atteggiamento provinciale e da “piccolo borgo”… Affermazioni che condivido, nella speranza che i prossimi mesi possano costituire un punto di svolta e un momento utile di riflessione per tutelare al meglio una manifestazione culturale di valore semplicemente straordinario. E ora godiamoci la conclusione del nostro bellissimo Festival!
Luca Andreotti

La replica di Luca Andreotti

Mi dispiace leggere di presunte polemiche che potrei avere attizzato parlando del festival Lgbt di Torino. 
Il mio post precedente (https://www.facebook.com/luca.andreotti.739/posts/10213108471926642(Aggiornamento: mi scuso con i lettori, ma da oggi, 22 giugno 2017, il link a questo post di Luca Andreotti non è più attivo. Il post è scomparso dalla bacheca di Andreotti che è, lo ricordo a titolo di cronaca, dipendente del Museo del Cinema, NdG) non voleva essere polemico ma critico e affermare (cosa che continuo a fare) che sarebbe meglio non dare opportunità a giovani e brave registe di “provare” a dirigere un festival cinematografico ma mettere queste manifestazioni in mano a professionisti bravi/e e competenti e che possono aiutare le suddette manifestazioni a crescere ed allargare i loro confini di appartenenza. Dirigere un festival, come dirigere un film, richiede anni di studio, di lavoro, di formazione che non si improvvisano in poco tempo.
C’è molta aria fresca possibile in città ma ricordo a chiunque ne avesse bisogno che organizzare festival cinematografici è un lavoro!!! Che è meglio non improvvisare e che, a mio modesto parere, è meglio non far “provare” a qualcuno. Sempre se al centro della discussione vogliamo mettere delle politiche culturali che innovino e rinnovino ciò che a fatica e con il lavoro di tanti è stato costruito in più di trent’anni.
Il programma del festival di quest’anno è, sempre a mio parere, troppo incentrato su incontri, tavole rotonde e collaborazioni che evidentemente non hanno raccolto molto interesse e si è troppo distaccato dai film che invece dovrebbero essere il cuore pulsante dell’evento.
Affermare che il festival ha conquistato un pubblico di persone di tutti gli orientamenti sessuali (eterosessuali compresi) è invece un dato non corretto e fuorviante in quanto il festival è sempre stato aperto a chiunque. Tra l’altro ci sono sempre stati molti collaboratori eterosessuali che hanno speso il loro tempo e le loro conoscenze per implementare e migliorare il progetto. Il tema dei diritti è sempre stato al centro dell’evento e sempre lo sarà, indipendentemente da chiunque venga messo a dirigerlo.
Personalmente non ho nessun problema con una direzione affidata ad una donna, anzi. Il concetto che a dirigere un festival di cinema omosessuale ci sia un/una professionista Lgbt e che quindi viva e percepisca e comprenda appieno l’immaginario che quei film raccontano invece lo rivendico con forza.

Il dibbbattito sui social

Non è tutto: ormai il dibbbattito corre sul social, ed è difficile coglierlo nella sua interezza. Io ho intercettato persino un ammazzasette che invocava licenziamenti contro le voci critiche (ossignur, capitano tutti a me...) ma non vale la pena di parlarne. Invece riporto un intervento di Luca Cassiani, nella scorsa consigliatura presidente della Commissione Cultura, che mi pare equilibrato, e che viene citato da Poma nella sua risposta: "Sono etero, amavo il Tglff, andavo al cinema prima e ci vado ora. Mi piacciono le novità . Giusto cambiare, ok. Ma è anche giusto dire dove si è sbagliato per poi far meglio l'anno prossimo. Ora, se diventa reato di lesa maestà dire che la scelta del periodo è stata una scelta sbagliata.. mettiamo il bavaglio a tutto. Tutto qui. Peccato che Torino e il Piemonte non amino confrontarsi con le critiche. Davvero un atteggiamento provinciale e da piccolo borgo".
Sì, è un peccato. Nonché sintomo certo d'insicurezza.

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