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STORIE DI UNA TORINO IGNORANTE: LA TARGA DEGLI INFERNOTTI

La targa dell'ignoranza: per lorsignori agli Infernotti non c'è mai stato il jazz
Ieri, passando in via Cesare Battisti, di fianco a Palazzo Carignano, mi cade l'occhio sulla targa ovale di "Storie di Torino" (una delle tante che, in onore di "Torino turistica", descrivono in tre lingue, sempre che siano leggibili, i luoghi storici della città). La targa è posta all'ingresso della sede dell'Unione Culturale, dove c'è lo storico teatrino degli "Infernotti".
Non l'avevo mai letta. Mi cascano le braccia: la targa cita infatti l'importante stagione del teatro d'avanguardia, ma non fa nessun cenno all'altrettanto fondamentale esperienza degli Anni Ottanta, quando il Centro Jazz organizzava proprio agli Infernotti straordinari concerti. In quel teatrino sotterraneo passarono alcuni fra i titani della musica afroamericana del Novecento: credo che basti ricordare i nomi di Chet Baker, Max Roach, Mal Waldron,  Elvin Jones per dare la misura dell'ignoranza crassa e proterva di chi ha compilato quella targa menzognera con la quale gente immemore pretende di raccontare "Storie di Torino". Per dirla oxfordianamente, questi sventurati manco sanno di che stanno a parlare.
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Honky tonk mayor: tanto amore per il jazz, e poi ignoriamo la nostra storia

Le vette del ridicolo

Una simile "dimenticanza" è di per sé incresciosa. Ma attinge alle vette del ridicolo in una città che si inventa fuori tempo massimo un "festival jazz" velleitario e costosissimo, producendosi in penose esibizioni di infantilismo come ribattezzare le vie del centro con i nomi dei grandi jazzisti. Quegli stessi grandi - ironia della sorte e castigo dei jazzofili della mutua - il cui passaggio agli Infernotti viene "cancellato" da chi nulla sa e tutto pretende di sapere.

Dilettanti allo sbaraglio

Siamo evidentemente nelle mani di orecchianti nocivi. Vagheggiano un improbabile futuro da "capitale del jazz" (booom!) ignorando sprezzantemente il passato. Cari jazzmen comunali, Fassino e Braccialarghe in primis, date retta a un cretino: prima di spiciarvi un'altra milionata nel prossimo Torino Jazz Festival, investite qualche centinaio di euro per far cambiare seduta stante quella targa disgraziata. E mandate il conto all'analfabeta musicale che l'ha compilata.

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