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EGIZIO: A MARZO LA GRANDE MOSTRA DI GRECO

Christian Greco, direttore dell'Egizio
Io lo so che aspettate succulente novità dal fronte del Salone. Tanto più che c'è stato il question time con Fassino in Consiglio comunale - una palla infinita, nottata persa e figlia femmina direbbe Montalbano.
Però le news non mancano. Manca al momento la voglia di scriverne. Detto in tutta sincerità, sono stomacato da tanta pochezza e faciloneria. Provo ormai un naturale disgusto a occuparmene. Lo farò stanotte, ammesso che riesca a vincere la nausea.
Però, visto che vi siete presi la briga di venire a cercare sul blog, non vi rimbalzo a mani vuote, e vi racconto tutta un'altra storia. Bella, una volta tanto.
Si tratta del Museo Egizio, che fin dall'inaugurazione del nuovo allestimento non ha fatto che moltiplicare i visitatori.

All'Egizio arrivano le grandi mostre

Ed è un bel caso di serendipity, quello che mi è successo: nel senso che sono andato all'Egizio per capire una faccenda (di cui vi dirò poi) e ho trovato una notizia più interessante.
Il direttore Christian Greco, che sta rispettando il suo programma, con iniziative nuove e sciorinando un'insolita (per l'Italia) competenza, è partito con la sua idea di programmare all'Egizio grandi mostre temporanee. La prima è già in cantiere, s'inaugurerà a marzo, e non posso dirvi quale sarà il tema perché ho dato la mia parola di lupetto che non l'avrei scritto. Facciamo così: vi butto lì qualche indizio. E' una mostra che si avvale della collaborazione di una importantissima istituzione museale italiana (naaah, non gli Uffizi...), e tratta un argomento che non riguarda la civiltà dei faraoni in terra d'Egitto, bensì la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo. C'è pure di mezzo una catastrofe. Di più non posso proprio dirvi. Se qualcuno indovina, vince una foto di Ramesse II.

La joint venture con il Cnr e un altro spottone Rai

Ma non è l'unica novità: l'altro ieri mi sono imbucato alla visita della Commissione cultura all'Egizio, godendomi così di sfroso una scintillante conferenza del genietto Greco, che ha presentato ai confusi commissari-consiglieri le sue attività e i suoi progetti con una conferenza assai divulgativa - completa di slide show - da applauso a scena aperta. Abbiamo tutti imparato cose nuove. Qualche consigliere sta ancora cercando sul dizionario la parola "prosopografia".
Ha detto, Greco, parole d'orgoglio ("L'inaugurazione è stato un punto di partenza non d'arrivo") e ha dichiarato la linea della sua direzione ("Noi siamo un ente che fa ricerca e ha continuamente novità da esporre), senza tacere le difficoltà ("All'Egizio siamo pochi, 21 dipendenti, di cui 7 curatori: nel mondo, musei come il nostro hanno centinaia di dipendenti. Se vogliamo crescere, dobbiamo strutturarci per farlo"). Ed ecco la seconda notizia: il Cnr vuole costituire un'unità di ricerca presso l'Egizio. Ciò comporta un vantaggio notevole, poiché in questo campo le strutture miste pubblico-privato hanno maggiore accesso ai fondi europei.
Intanto la promozione continua: dopo il successone con Alberto Angela, la Rai ha realizzato un secondo documentario all'Egizio, che andrà in onda il 30 settembre su  Rai5 e il 29 dicembre su Rai2.

Questione d'orario

Infine, la ragione che mi ha spinto all'Egizio. Ricorderete la storia della presunta "riduzione" dell'orario del Museo.
Scrivo "presunta" perché al Museo la raccontano un po' diversamente. Loro, dicono, hanno deciso di tenere aperto anche il lunedì mattina, venendo incontro a un'esortazione ministeriale e alla logica di una città che si pretende turistica. Però, non volendo aumentare  il monte ore dei lavoratori della cooperativa Rear cui sono appaltati i servizi di biglietteria, sorveglianza e guide, hanno deciso di posticipare di mezz'ora l'apertura (dalle 8,30 alle 9) ed anticipare di un'ora la chiusura (dalle 19,30 alle 18,30). Hanno così recuperato, nell'arco della settimana, le ore necessare per garantire l'apertura del lunedì dalle 9 alle 14. Ad essere fiscali, l'anticipo della chiusura  fa risparmiare 6 ore, mentre l'apertura del lunedì è di sole cinque. La direzione del Museo ha però precisato che c'era anche la necessità di recuperare tempi da dedicare alla manutenzione e alle pulizie. Quanto al ritardo dell'apertura dalle 8,30 alle 9, immagino che il provvedimento sia dettato dalla volontà di migliorare la già precaria qualità della vita dei turisti organizzati, buttati giù dal letto all'alba da guide, capi-gruppo e accompagnatori ansiosi di sbrigare la pratica-Egizio.

Arrivano i volontari


Alcuni, più riflessivi, si sono invece domandati se il Museo progetti di "aumentare" l'orario (tipo riportare la chiusura alle 19,30) sfruttando il lavoro volontario. In effetti, una mail arrivata ai soci dell'Acme, l'Associazione dei collaboratori e amici dell'Egizio, autorizzava il sospetto. C'era scritto: "Nell'ambito delle attività di volontariato che la nostra Associazione presta in favore del Museo Egizio rientra... quella di custodia museale  nelle sale espositive. Al fine di rendere concreta tale fondamentale attività per la vita del  Museo, preghiamo i Soci interessati di inviare... la loro adesione entro il giorno 15 settembre 2015  precisando altresì, a grandi linee, i giorni e gli orari di  disponibilità.  Le modalità di attuazione del servizio e le relative competenze  saranno delineate dal Consiglio Direttivo in accordo con la Direzione  anche tenuto conto della disponibilità dei Soci".
Così ho chiesto lumi. Mi è stato risposto che in realtà la mail si riferisce a un progetto di Greco per coinvolgere di più l'Acme (che sta riprendendosi dopo un periodo molto tribolato) nella vita del Museo. Gli eventuali volontari - mi è stato assicurato - verranno utilizzati per offrire un'assistenza supplementare ai visitatori (distribuzione di materiale informativo, indicazioni sulla collocazione delle collezioni nel nuovo allestimento, accoglienza nei momenti di particolare afflusso) senza sovrapporsi né supplire ai normali servizi museali svolti dal personale Rear. Per i volontari sono anche previsti corsi di formazione, aggiornamento e approfondimento.

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  1. Atlantide a Palazzo Grassi (Venezia affonda, Torino boccheggia)

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