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CHI CONTA E CHI NO: FACCIAMOLA FINITA CON LA FUFFA DI MANET

Scene della vita amministrativa e culturale torinese: un momento dell'approfondito confronto sul destino del nostri musei
No, ancora una cosa e poi spero davvero basta, a proposito della ormai insopportabile querelle sulla mostra di Manet. Lunedì scorso Appendino ha pubblicato sul suo sito un post in cui precisava il suo punto di vista sulla faccenda. Potete leggerlo qui e comunque ripete paro paro quanto detto in Consiglio comunale quel giorno (e io avevo riportato fedelmente). 
Voglio però soffermarmi ancora su un passaggio del post di Appendino. "Fino ad oggi la realizzazione delle mostre non si basava tra la collaborazione istituzionale del Museé d’Orsay e la Gam ma su una relazione personale tra il sindaco della Città (che allora era Fassino, NdG), il Museé d’Orsay e un operatore privato. Sicché il destino degli eventi culturali legati a queste realtà dipendeva dalla buona salute di queste relazioni personali. Ecco, no grazie. È esattamente il motivo per cui ci siamo candidati e abbiamo vinto le elezioni. Gli interessi dei cittadini non possono in alcun modo dipendere dalle vicissitudini personali di un singolo. Le Istituzioni che sono preposte a decidere devono muoversi attraverso comunicazioni e canali ufficiali che garantiscano la loro massima operatività e indipendenza".

Sorprese in classifica

Parole sante. Alle quali però ho già obiettato che, purtroppo, nel mondo dell'arte internazionale le "relazioni personali" contano eccome. E citavo, a mo' d'esempio, il prestigio della Fondazione Sandretto confrontato a quello della Gam; adombrando l'ipotesi che la differenza stia nel "peso specifico" di Patrizia Sandretto medesima. Ahinoi, in quegli ambientacci uno non vale uno, mai.
Combinazione, mi arriva adesso il solito comunicato della Fondazione Sandretto che mi annuncia che anche quest'anno Patrizietta (Sandretto, non Patriziona Asproni) è stata inserita nella Power 100, la classifica annuale delle persone più influenti del mondo dell'arte, stilata dal magazine inglese "Art Review". Patrizietta è settantaduesima. In ascesa: l'anno scorso era settantasettesima.
Sono andato a leggermela tutta, la classifica, ed ho due notizie per il Trio Giordano. Quella buona è che al 61° posto indovinate un po' chi c'è? Carolyn Christov Bakargiev. Ma sì, la tizia riccioluta che dirige la Gam e Rivoli: non so se l'avete presente o se vi è capitato persino di scambiarci due parole.

Quella cattiva è che nella classifica non compaiono né Chiara Appendino, né Paolo Giordana, né Francesca Leon. E neppure Piero Fassino.
Ma c'è un'altra notizia cattiva: nella classifica di "Art Review" Carolyn Christov Bakargiev viene definita "Curator of the 2015 Istanbul Biennal, the lauded Documenta 13 and director of two institutions in Turin". Capito? Director of two institutions in Turin. Non "of Gam and Rivoli Castle". Di Glenn Lowry (numero 12) lo dicono, che dirige il MoMa di New York. E così per gli altri direttori dei musei davvero importanti. Aggiungo che l'anno scorso, quando era curatrice della Biennale di Istanbul e non era direttrice di Gam e Rivoli, Carolyn Christov Bakargiev stava al 10° posto nella classifica di "Art Review", non al sessantunesimo. Voi che dite, c'entra qualcosa il posizionamento internazionale che la tapina ha trovato a Gam e Rivoli?

Carolyn ce l'avete. E cosa ne fate?

Diamo per assodato che al mondo internazionale dell'arte poco cale dei desiderata di Appendino ("Gli interessi dei cittadini non possono in alcun modo dipendere dalle vicissitudini personali di un singolo") e preferisce muoversi secondo le proprie logiche, per quanto a taluni possano apparire deprecabili. 
Tuttavia, a quanto apprendiamo dall'autorevole fonte di "Art Review", abbiamo in casa una persona che sembra ancora in grado - finché le istituzioni torinesi non riusciranno a sputtanarla definitivamente - di rapportarsi da pari a pari con i grandi player dell'arte internazionale. Questa persona, però, è Carolyn Christov Bakargiev; non certo Chiara Appendino, Paolo Giordana, Francesca Leon e neppure Patrizia Asproni. Pertanto, mi permetterei di consigliare sommessamente all'intero pollaio, se davvero ci tengono a combinare qualcosa di buono, di piantarla con le loro baruffe da pianerottolo, e di dire chiaro, una volta per tutte, a Carolyn Christov Bakargiev (così magari lo fanno sapere anche a noi paganti...) che minchia hanno preferenza che faccia. Che organizzi la mostra "Colori", oppure quella di Manet; che unifichi Gam e Rivoli, o li tenga separati; e insomma, si vedano, si parlino e poi lascino lavorare chi ne è capace.
E' ovvio che Carolyn Christov Bakargiev, in quanto libero direttore, può aderire alle richieste di lorsignori, oppure no; perché, ad esempio, potrebbe benissimo considerare una stronzata la mostra di Manet. Si chiama libertà di pensiero. Se poi qualcuno insistesse, o non fosse soddisfatto, esiste la libertà di lasciarsi, si spera civilmente: sicché il Trio Giordano si cercherà un direttore di proprio gradimento, e Carolyn se ne andrà a fare qualcosa di più confacente alle proprie aspirazioni, con la prospettiva di riguadagnare quelle posizioni in classifica che ha perso con la masochistica scelta di venire a Torino.

E piantatela tutti quanti con 'sto canaio, avete rotto i coglioni

Il resto - le liti tramite Ansa fra Appendino e Asproni, le richieste di dimissioni a mezzo stampa, i dibbatttiti in Consiglio comunale - è fuffa, con l'unico risultato di delegittimare le istituzioni, che offrono l'indegno spettacolo di uno scambio di palate di merda fra una giunta che svilisce il lavoro di una Fondazione Musei e una Fondazione Musei che si difende e contrattacca a mezzo stampa e twitter (ma sì, quattro tweet da @FondToMusei per mostrare "I risultati dei nostri Musei 2016" con tanto di hashtag #Fatti). 
Morale: chi ci rimette è la dignità di Torino. Ci manca ancora il dibbatttito in Consiglio comunale sulla "mozione di sfiducia" all'Asproni, manco fosse Renzi, e abbiamo completato il monumento al Ridicolo Sabaudo.
Per cui ci usassero la cortesia di incontrarsi, prendersi a madonne in privato, e risolvere rapidamente e legittimamente i loro sturbi personali. Così magari la piantano di rompere i coglioni e si mettono a lavorare. Ma sul serio.

Commenti

  1. Mi pare da sprovveduti o da persone in malafede il pretendere che il sindaco e l'assessore compaiano nella Power 100 dell'arte. D'altra parte mi pare che neanche Fassino vi compaia.

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    1. Si chiama ironia, ma è troppo difficile spiegargliela. Forse potrebbe provare blog meno complessi.

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