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GLI ATTOVAGLIATI DEL REGIO: LE MEMORIE DEL CANDIDATO UCCELLATO

E' quasi Natale: in casa Cupiello uno scelto staff di esperte ed esperti decide le sorti del Regio

Vi ricordate di Giancarlo Del Monaco? Massì, l'uomo che Chiarabella e i suoi fidi avevano deciso di piazzare al posto di Vergnano sulla poltrona di sovrintendente del Regio. Ma ci ripensarono nel giro di pochi giorni, per motivi tuttora non chiariti: loro, in cerca di motivazioni, s'appellarono all'età del candidato, che sarebbe risultata fuori dei paramentri della legge Madia (ma quell'appiglio giuridico era e resta fragile e per lo meno discutibile in punta di giurisprudenza); io, nel mio piccolo, attribuii il dietrofront all'alzata di scudi d parte dell'ambiente torinese, musicale e non solo, che mostrò scarso apprezzamento per il nome di Del Monaco. Fatto sta che ci ripensarono, fecero marameo a Del Monaco (che se l'è legata al dito) e chiamarono Graziosi. Sui vantaggi della decisione ferve tuttora il dibattito.
Rispolvero quelle storie di oltre due anni fa - e pare un secolo - perché in questi giorni è uscito un e-book dal titolo “Conversazione con Giancarlo Del Monaco” nel quale il candidato uccellato si cava qualche sassolino dalle scarpe rispondendo alle domande del direttore della testata on line "Toscana Today". Nessuna rivelazione sconvolgente, per carità. Son tutte cose risapute, anche dalla magistratura che indaga sulla tenebrosa vicenda. Però la parte della conversazione dedicata al Regio tocca toni sublimi che meritano di essere divulgati ad ammaestramento delle genti. De Monaco, nell'intervista, indulge infatti nella poetica descrizione della cenetta intima nel corso della quale Chiarabella, sindaco del "Comune trasparente", e un suo scelto manipolo di accoliti offrìrono a Del Monaco, nelle segrete stanze, la cadrega al Regio.
Tra l'altro, Del Monaco ribadisce che quelli del Comune lo avevano contattato per quel posto "circa un anno prima delle dimissioni di Vergnano". Per la serie: mentre in pubblico ancora gli facevano le moine, già scavavano la fossa. Parbleu, una vera schiatta di gentiluomini e gentildonne... Il calciomercato è più signorile.
Ma ecco il passaggio top delle memorie delmonachiane: "Poco prima di Natale 2017, finalmente incontro l’Appendino: mi invita a cena a casa sua. E’ presente tutto il suo staff interessato al Regio: l’assessore Francesca Leon, Pierluigi Dilengite, Massimo Giovara, Giovanni Limone e Roberto Guenno". E già qua è bello scoprire che fanno parte dello "staff interessato al Regio" ("staff"? "Interessato"? A che titolo?) un corista e sindacalista del Regio nonché ex candidato cinquestelle (Guenno), e un baritono (Dilengite) estraneo al Regio ed estraneo all'amministrazione civica e insomma estraneo a tutto tranne che alla collaborazione con Guenno nel redigere la celebre "mozione Giovara" destinata a ispirare la rivoluzione del nostro teatro lirico fino agli attuali brillantissimi esiti.
Il meglio, tuttavia, ci arriva dalla descrizione - a mezzo fra Dickens e Eduardo - del Natale in casa Appendino "in un clima molto familiare - ricorda De Monaco. - Tu porta la pizza, io porto il vino… Seduto a tavola c’è il marito della sindaca, il bambino, molto carino, che mangia la minestra. La conversazione si estende interamente sul Regio, le prospettive, i problemi, vengo sottoposto ad una fila di domande. Alla fine, la decisione è presa: la sindaca Appendino alza il bicchiere e invita tutti a brindare alla mia nomina a sovrintendente del Teatro Regio di Torino".
Libiamo ne' lieti calici: si brinda alle magnifiche sorti del Regio
 Immagino che, con tre cantanti d'opera a disposizione, gli allegri compagni del Regio avranno brindato intonando "Libiamo ne' lieti calici"
.
Ma qui una nota a margine s'impone: chi è il bambino che mangia la minestra? E' noto che i coniugi Lavatelli (in Appendino) hanno un'unica figlia, Sara, nata a gennaio del 2016. All'epoca dei fatti aveva quasi due anni: in età dunque per mangiare la minestra, e anche per sedere a tavola. Magari Del Monaco non ricorda bene, o ha equivocato sul sesso della piccina - può capitare, con i bambini piccoli. Faccio notare che quando mio figlio aveva due anni non partecipava alle cene di lavoro con gli adulti. Ma ciascuno i figli se li gestisce come meglio crede.
Nell'insieme, comunque, il piccino/piccina aggiunge un tocco di tenerezza all'idilliaco quadretto. Ecco la vera felicità: qualche buon amico, una pizza e un bicchier di vino, circondati dagli affetti famigliari, e il bravo piccino/a che mangia la minestra (ma un pezzetto di pizza gliel'avranno dato, povera creatura?). 
E lì attovagliati, tra mozzarella filante e vino spumeggiante, gli amici di pizzata decidono le sorti del Teatro Regio di Torino. E poi dicevano di quelli del patto della crostata...
Ecco, l'immagine potente dei sette a tavola (Chiarabella, Maiunagioia, Giovara, lo staffista Limone, la coppia canora Guenno & Dilengite, con Del Monaco in un ruolo che mi ricorda tanto una commedia francese di una ventina d'anni fa) più il marito e il piccino/a davanti alla sua minestra, è straordinaria, suggestiva; ma ispira soprattutto amare considerazioni sulla misera parabola di una breve candela accesa con la fiamma della trasparenza e della condivisione e spentasi tristemente nella penombra delle opache stanze, a illuminare una pizza e un bicchier di vino.

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