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FERRERO RESTA "PER AMORE DEL SALONE"

Un pensoso Ernesto Ferrero con la presidente Milella
Alla fine Ernesto Ferrero ha sciolto la riserva. Resta, a titolo gratuito, alla direzione del Salone del Libro. Lo rende noto lo stesso scrittore, che ha avuto un colloquio con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e il sindaco di Torino, Piero Fassino. "Mi hanno chiesto - riferisce Ferrero - di restare a titolo gratuito", come per altro prevede la legge Madia. Una norma, l'ha definita Ferrero, "tassativa e inderogabile, anche se a mio avviso anticostituzionale, che esclude un equo compenso, com'è giusto e naturale che sia". Un particolare non trascurabile che aveva indotto Ferrero a meditare le dimissioni. Ma alla fine il suo spirito di "civil servant" ha prevalso sul suo buon diritto a non prendersi tanti sbattoni per zero moneta. "Lo faccio per la mia città - dice - e per l'amore che mi lega al Salone". Salone che "pur partendo da una situazione di estrema precarietà è diventato, con il contributo determinante di Rolando Picchioni, una delle più importanti fiere del libro d'Europa e del mondo".
Insomma: stavolta Chiampa e Fassino l'hanno rabberciata in corner.
Come minimo dovranno fargli un monumento di fianco al Conte Verde, a Ferrero: il suo stipendio lordo era 109 mila euro, e li valeva tutti. Considerato come è stato trattato, solo un gran signore poteva ancora accettare di levare le castagne dal fuoco a quei due, gratis et amore Dei. Chapeau. Io li avrei mandati a stendere, loro e la loro sicumera.
E Pautasso? Una risorsa per il futuro. Forse.

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