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LIBRO AL BIVIO, VACILLA IL SALONE OFF. E IL GUSTO SCAPPA IN CITTA'


La presidente Giovanna Milella
Oggi i pretendenti alla gestione commerciale del Salone del Libro presentano l'offerta economica. Sono rimasti in lizza soltanto in due, Gl Events e Bologna Fiere - un terzo aspirante s'è ritirato. Sono avvantaggiati i francesi di Gl Events, che in caso di vittoria potrebbero anche vagheggiare di entrare come soci nella Fondazione per il Libro: di sicuro, in quanto proprietari di Lingotto Fiere se ne fregano dell'oneroso affitto di un milione e duecentomila euro; al limite lo pagheranno a se stessi. Se però vincesse Bologna Fiere ci starebbero dentro comunque: sia perché intascherebbero l'affitto, sia perché Bologna Fiere è una società partecipata all'8,7 per cento da Gl Events.
Per i francesi il Salone del Libro è rimasto l'ultima frontiera da difendere. Nel giro di un mese, infatti, i padroni di Lingotto Fiere hanno visto sfumare gli altri due lucrosi eventi da cui traevano cospicui profitti: il Salone del Gusto dall'anno prossimo sarà anticipato a settembre e si trasferirà all'aperto, al Parco del Valentino (nonché al Circolo dei Lettori e altre sedi nel centro di Torino); mentre per Artissima si prospetta - se non l'anno venturo, almeno nel 2017 - il trasloco alle Ogr.

Aspettando i soldi pubblici

Intanto, in via Santa Teresa - sede della Fondazione per il Libro - il clima non è dei migliori. Non si sono ancora visti i soldi promessi da Comune e Regione. Mi risulta che parte dei fondi siano già deliberati, almeno dalla Regione, e che gli assessori Braccialarghe e Parigi si stiano sbattendo per saldare entro l'anno: ma finora la Fondazione non ha visto un centesimo, e oggi pomeriggio c'è il CdA per fare il punto sulla situazione. I consiglieri avevano minacciato di dimettersi se entro dicembre non arrivano i contanti

Capitano, o mio capitano, dicci qual è la rotta!

Ma il peggio è altrove: a sei mesi dall'inizio del Salone 2016 non è ancora chiaro quale sia la strategia, quali i progetti concreti della presidente Milella (a parte il concerto d'inaugurazione affidato all'Orchestra della Rai, mamma mia che sforzo...). Il direttore Ernesto Ferrero sta lavorando (gratis) per mettere insieme un programma. Ma le annunciate "rivoluzioni" se ci sono restano nella mente della Milella che, a quanto trapela, non avrebbe un rapporto particolarmente empatico con lo staff. Il dialogo con i dipendenti è ai minimi storici. E intanto langue la ricerca degli sponsor.

Addio al Salone Off?

La mancanza di notizie concrete su ciò che dovrà diventare il Salone alimenta le voci allarmanti. La più allarmante di tutte riguarda il destino del Salone Off. Per ridurre i costi (la sua principale ossessione) la presidente mediterebbe infatti di rinunciare al cartellone di incontri che, nei giorni della manifestazione, si tengono in città, nelle biblioteche di quartiere e in altre sedi extra-Lingotto. Un'iniziativa che piace ai torinesi, e che negli anni è cresciuta bene, tanto che adesso viene imitata anche dal Salon di Livre parigino; e non costa molto, dato che coinvolge in genere scrittori già presenti al Salone, quasi sempre a carico degli editori.
L'ipotesi di una soppressione è però smentita dal portavoce del Salone del Libro, il quale dichiara che per il Salone Off, come per tutte le altre iniziative, sono soltanto allo studio interventi di "razionalizzazione" allo scopo di eliminare eventuali spese superflue.

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