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INNO A LAGIOIA, OVVERO COME VINCEMMO LA GUERRA. SPERANDO DI NON PERDERE LA PACE

I cavalieri che fecero l'impresa: il direttore Nic Lagioia, il presidente Massimo Bray e il vicepresidente
Mario Montalcini. Manca ingiustamente il direttore generale Beppe Ferrari. Meritava il palco pure lui
La vita come va: sul palco si stringon a coorte i politici festanti,
mentre scompare Mario Montalcini e Ferrari comunque non c'è
Allora: l'inno a Lagioia ve lo linko subito, così lo ascoltate come colonna sonora mentre leggete questo post. Ma, come post, stasera vi do soltanto i nudi fatti.
Dunque.
Il Salone è finito. E' stato un successo inimmaginato e inimmaginabile.
Il numero totale di visitatori alle ore 16 di oggi era 165.746, di cui 140.746 al Lingotto (nel 2017 furono "staccati"
127.569 biglietti, ma un calcolo più dettagliato lo trovate a questo link). A quei 165 mila e rotti si aggiungono oltre 25.000 presenze per le iniziative in città (497 al Turin’s Eye, 1.503 al reading Furore con Baricco e Bianconi, più di 5.000 per i concerti all'ex Incet e 18.000 alle iniziative del Salone Off in città e cintura. 
Tempo di Libri ha stentato ad arrivare a 60 mila in Fiera, e a 75 mila aggiungendoci il loro "off" della mutua. Blastati tanti a pochi.
E tenete conto che l’orario di apertura del Salone 2017 è stato ridotto, nei cinque giorni, di complessive 12 ore rispetto all'anno precedente. Per dire.
In chiusura, Nic Lagioia ha annunciato senza se e senza ma che la 31esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino si terrà da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2018. Piaccia o non piaccia a Franceschini e ai milanesi. E su questo non c'è trattativa. D'altra parte, ve lo immaginate il generale Custer che sulla coolinetta del Little Big Horn pretende di trattare con Toro Seduto? Ecco, diciamo che a questo punto Francis e Mondazzoli non sono nella posizione di trattare neppure sulla cravatta che metteranno domani. Quanto a Motta, non ha manco uno scalpo da mettere sul piatto della bilancia. E la situazione non cambierà, purché a qualcuno dei nostri arrapaho politici non punga vaghezza di calare le brache per motivi ignoti a tutti tranne che a loro.
Poiché adesso ho fame e poi voglio strogliazzarmi davanti alla tivù a vedere un filmaccio di fantascienza, per adesso vi linko qui il comunicato stampa finale, e anche il video della conferenza stampa. Ma soprattutto vi linko il discorso conclusivo di Nic Lagioia, un gioiellino d'arte oratoria degno di figurare fra i classici dei discorsi da film americano, un gradino al di sotto del discorso di Charlot in "In grande dittatore" ma decisamente superiore a quello del presidente americano in "Indipendence Day". Leggetevelo per benino, e quando vi sarete asciugati le lacrime di commozione e d'orgoglio sabaudo pensate che io starò scrivendo i motivi per cui anche stavolta abbiamo conferma che non esiste paradiso senza rompicoglioni: così domattina avrete un buon motivo per cominciare la giornata un po' meno felici.

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