Passa ai contenuti principali

CHI VA ALL'OSTO PERDE IL POSTO: LA "DOTTRINA LAGIOIA" PER I FUGGIASCHI PENTITI

Il direttore Nic Lagioia
Casualmente, ieri pomeriggio sento al telefono Nicola Lagioia durante un collegamento tv. Da poche ore è ufficiale la notizia che l'Aie ha messo alla porta Federico Motta, l'abile direttore che l'ha portata al naufragio di Tempo di Libri; e ha indicato in Ricardo Franco Levi il successore dello sciagurato ammiraglio della sconfitta. Ricardo Franco Levi ha subito messo le mani avanti, dichiarando che "si riuscirà ad avere con gioia di tutti una bellissima manifestazione a Torino, una bellissima a Milano e tante altre a Bari, a Palermo, in tutta Italia. L’una non può essere vista in concorrenza con l’altra. Per Tempo di libri la riflessione sarà sul luogo, le date, la formula, ma partiamo dal presupposto che continuerà ad esserci".
Lagioia commenta così quella dichiarazione di RFL: "Ha detto cose di buona volontà, come si tradurranno in pratica lo scopriremo solo quando ci incontreremo con l'Aie. E non dimentichiamo che l'Aie adesso non rappresenta più tutti gli editori, ci sono gli Amici del Salone del Libro che sono stati coraggiosamente dalla nostra parte, e nessuna trattativa si potrà fare senza la partecipazione di chi ci ha sostenuto. Quanto a Mondadori o Rizzoli, potrebbero tornare facendo del Salone di Torino un luogo di sperimentazione, dove tentare vie nuove: e guardate, gli editor di Mondadori e Rizzoli sono d'accordo con questa idea, io lo so perché ci parliamo, il problema è convincere i vertici".
Fantastico Nic: severo ma giusto, duro e insieme diplomatico. Ne approfitto per squadernargli la mia principale perplessità: "Quest'anno gli editori al Salone erano molto soddisfatti - gli dico - perché hanno venduto come non mai; e io penso che abbiano venduto tanto perché non c'erano le superpotenze editoriali a monopolizzare gli acquisti dei visitatori. Ma se al Salone ricompaiono le superpotenze, il rischio è che i loro megastand faraonici finiscano col calamitare il pubblico, come prima, sottraendo fette di mercato ai piccoli, che venderebbero meno e sarebbero di nuovo scontenti. Come ne usciamo?".
Il vecchio Nic non svicola: "E' vero, e c'è anche un problema di posizionamento. Tutti insieme dovremo avere grandi doti diplomatiche. Quest'anno gli editori indipendenti sono andati a occupare le postazioni migliori, più centrali, che da sempre si accaparravano i grandi come Mondadori e Rizzoli. Non è che se questi tornano noi possiamo andare da quelli che ne hanno preso il posto e dirgli beh, scusate, loro sono tornati e voi dovreste spostarvi... E' questione di buona educazione. Dovremo trovare il modo per contentare tutti, ma senza spodestare chi ha guadagnato una posizione credendo nel Salone quando pochissimi ci credevano".
Traduzione: chi va all'osto perde il posto. Mondazzoli e i suoi reggicoda non pensino di tornare a fare gli splendidi e dettare legge: se ci tengono possono venire, ma con le orecchie basse e la coda tra le gambe. Non ci incantano più.
Potete ascoltare lo streaming del programma di Torino Web Tv a questo link, l'intervento di Lagioia è attorno al minuto 20'.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...