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LETTERA DA DIEN BIEN PHU: OVVERO, L'IMPERIALISMO EDITORIALE E' UNA TIGRE DI CARTA

7 maggio 1954: la bandiera del Viet Min sventola su Dien Bien Phu conquistata
Con buona pace dei politici, la vittoria del Salone ha molti altri genitori. E non starò a tediarvi con l'elenco degli oscuri soldatini, graduati e ufficiali della Fondazione che ci hanno messo l'anima; ognuno di loro ha fatto il proprio dovere, e spesso molto di più.
Però qui voglio rendere omaggio a chi ha contribuito a questo successo più di chiunque altro, benché a propria insaputa: Mondazzoli & Gems.
Le loro scaltre manovre secessioniste sno state la salvezza e la forza rigenerante del Salone.
Lo hanno svegliato, sferzato e costretto al rinnovamento.
E ci hanno fatti beneficamente incazzare tutti quanti.
Diceva Machiavelli che non è buona politica porre gli uomini in situazioni disperate, perché ciò li spinge ad azioni disperate.
Mondazzoli e Gems, che ai classici preferiscono i best-seller, ignoravano evidentemente quell'aurea massima. Hanno pensato di annichilire Torino, e con Torino i piccoli editori indipendenti, facendosi il loro salone su misura. Un'operazione di imperialismo culturale degna delle cannoniere dell'Ottocento.
Ma se quelli di Mondazzoli e Gems oltre a pubblicare i libri di storia li leggessero pure, saprebbero che ogni imperialismo ha, prima o poi, la sua Dien Bien Phu.
La Dien Bien Phu di Mondazzoli e Gems si chiama Torino.
Credevano che la loro secessione avrebbe fatto implodere il Salone, lasciandoli così padroni assoluti del campo. Speravano in una guerra lampo, e si sono impantanati. Quella che i ghinassa dell'editoria ritenevano l'arma finale, ovvero la loro assenza, l'assenza dal Lingotto dei loro faraonici stand traboccanti best-seller, si è invece rivelata un balsamo fortificante per il Salone e per i piccoli e medi editori che hanno scelto di esserci. Gli espositori, in questi giorni, vendono come non mai: gli incrementi, anno su anno, sono in media del 20 per cento, con punte fino al 100 per cento. E' come se, in una città, d'incanto sparissero i supermercati, e la gente riscoprisse la necessità, e fors'anche il gusto, di frequentare piccoli negozi e mercatini.
Lo schiaffo milanese ha sortito un altro benefico effetto: i torinesi si sono sentiti chiamati alle armi per una nobile battaglia, e si sono presentati in massa - anche quelli che al Salone non erano mai venuti - spinti dall'orgoglio sabaudo e dal piacere di sputare sulle scarpe ai bauscia. Qualcuno ha parlato di "atteggiamento provinciale", ma chissenefrega, meglio essere provinciali che lasciarsi perculare dal primo pomposo coglione che passa.
E il miglior spettacolo in città, ieri, andava in scena alla stazione, dove arrivavano i treni carichi di visitatori da tante città italiane: compresa Milano, soprattutto Milano. L'astuta manovra di Mondazzoli e Gems ha fruttato al Salone del Libro di Torino una visibilità insperata, una pubblicità gratuita straordinaria; e gli ha anche attirato le simpatie che immancabilmente suscita, nella buona gente, il piccolo Davide che si oppone al tracotante Golia.
Quindi, concludendo, voglio ringraziare - anche a nome del mio governo e della mia città - il presidente uscente dell'Aie Federico Motta e i vertici delle grandi case editrici che cortesemente ci hanno sollevati dalla loro ingombrante presenza. Grazie, grazie a voi tutti, siete stati splendidi. Continuate così.
P.S. Un messaggio per quelli dell'Einaudi, che adesso vanno in giro a dire che loro al Salone sono comunque presenti. Guardate che qui nessuno è fesso, sappiamo benissimo che il "Punto Einaudi" del Salone è lo stand di una bella libreria in franchising che ha Einaudi nell'insegna ma non è la Casa Editrice Einaudi; la quale casa editrice - un tempo orgoglio di Torino - ha scelto, per fedeltà di gruppo, di seguire i suoi padroni della Mondadori nella spericolata e fallimentare avventura di Tempo di Libri.
No, giusto per essere precisini.

Commenti

  1. concordo e ha ridato senso al salone facendoci trovare libri ed editori non sempre facilmente reperibili , facendoci scoprire titoli normalmente nascosti negli scaffali secondari

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  2. Ho assistito alla presentazione del libro di Bianconi su Falcone. Nella presentazione il presidente Bray ha dimostrato di aver indossato la casacca gialloblù di Torino appieno: alla fine del suo intervento ha detto : ringrazio bianconi che ha scelto di presentare il suo libro non a Milano ma a Torino...Applausi scroscianti dalla sala....

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  3. Einaudi non ha propriamente "scelto" di seguire Mondadori. Ernesto Franco strappò l'astensione in quel famoso consiglio AIE che sancì la rottura con Torino; Mondadori non avrebbe accettato un voto contrario alla nuova fiera, né Einaudi avrebbe potuto voltare le spalle alla propria città. Ed è in questi termini che va letta la presenza del Punto Einaudi e la partecipazione dei suoi autori al salone: volerci essere a dispetto delle relazioni societarie. Speriamo che l'anno prossimo possa esserci un ritorno ufficiale, perché di sicuro questa lontananza è amara anche per via Biancamano.

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