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NIENTE FINANZIAMENTO, MUORE LA FABBRICA DELLE IDEE

Io non faccio l'assessore né il consigliere comunale, e non ho né titolo né faccia di tolla per andare a insegnare al prossimo come deve spendere il suo denaro; mi basta e avanza tener d'occhio come spendono il mio i miei dipendenti sornioncelli.
Ciò premesso, dispiace anche a me leggere notizie come questa che è mio triste dovere pubblicare:
Dopo 17 anni chiude La Fabbrica delle Idee, la rassegna di teatro di ricerca e dal forte impegno sul fronte civile e sociale, organizzata da Progetto Cantoregi, che ha portato nella cornice evocativa dell'ex ospedale psichiatrico di Racconigi (Cn), ma anche in altri luoghi come Saluzzo, Carignano e Fossano, alcune tra le realtà più interessanti e originali della scena italiana contemporanea.
Nata nel 2001, ha ospitato registi, attori, danzatori, compagnie e associazioni teatrali vitali e dallo sguardo acuto e sensibilIl festival La Fabbrica delle Idee è stato anche la culla di molti spettacoli storici di Progetto Cantoregi.
La mancata assegnazione del contributo da parte del bando Performing Arts della Compagnia di San Paolo, storico main sponsor della rassegna, non consente purtroppo la sostenibilità economica necessaria a garantire la realizzazione della diciottesima e delle edizioni future.
«Non è questo il momento delle recriminazioni – precisa Marco Pautasso, direttore artistico del festival e presidente di Progetto Cantoregi – ma, semmai, dei ringraziamenti: alla comunità di persone che si è coagulata attorno al festival e che ci ha seguito con dedizione e affetto commovente in tutti questi anni, e a tutte le istituzioni pubbliche e private che a vario titolo hanno sostenuto La Fabbrica delle Idee, consentendole di tagliare comunque il traguardo delle diciassette edizioni. Si chiude così un’esperienza culturale, ma anche umana, straordinaria e, crediamo, unica nel panorama dei festival italiani, nata nell’intento non solo di promuovere la cultura teatrale nel territorio cuneese, ma di valorizzare un luogo come l’ex manicomio, facendolo diventare uno spazio di confronto, di dialogo, di riflessione, di inclusione. Uno spazio scenico sui generis che si è nutrito in questi anni di accoglienza e ha desiderato incontrare le diversità, tutte le diversità, senza perdere la leggerezza, l’incanto del gioco. Forse era nel suo destino non arrivare alla maggiore età, proprio per non perdere questa leggerezza. Ci sovviene al riguardo ciò che diceva Pasolini quando osservava i ragazzi giocare a pallone: “quei calci rivolti al cielo mi fanno pensare a lanciare i nostri desideri il più lontano possibile, in modo che la gioia del gioco ci accompagni sino alla fine”».

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