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QUASI COME ASIMOV: SALONE DEL LIBRO, IL RITORNO DELLA FONDAZIONE (RELOADED)

La partita per la governance del Salone del Libro si è riaperta. Il Chiampa ha cambiato idea, e ha ammesso di averlo fatto  pungolato dai suoi compagni di partito che lo accusavano di aver mollato l'intera baracca nelle mani di Chiarabella
Così oggi ha presentato ai suoi un nuovo, astuto progetto che prevede una Fondazione Cultura - sempre più simile alla vecchia Fondazione per il Libro - con Massimo Bray presidente al posto dell'Appendino; la gestione dei bandi affidata al Circolo dei Lettori; e l'ingresso degli editori dell'Aie nell'organizzazione del Salone. Insomma: il Salone lo farà una Fondazione Cultura che resta un ente strumentale del Comune, ma almeno formalmente non sarà l'Appendino a tenere in mano le redini, e ciò pare basti a chetare i maldipancia dei piddini; il marchio rimarrà di proprietà pubblica e la Regione, tramite il Circolo dei lettori, provvederà a metterlo a bando; e Bray e Lagioia lavoreranno con la Fondazione Cultura, superando così i problemi del rapporto con il Circolo, che al di là della formale correttezza non è particolarmente empatico. 
Io, stando al mare, non potevo passare la mattinata a ciondolare davanti al Palazzo in attesa della buona novella: così ho fatto che anticipare l'intera storia con dovizia di particolari nell'articolo che è uscito stamattina sul Corriere e che vi linko qui.

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