Passa ai contenuti principali

MAIOLICHE E NARRAZIONI: UN POST DA PALAZZO MADAMA

La mostra delle maioliche rinascimentali a Palazzo Madama non è soltanto una "bella mostra". E' un Evento vero - mica di quelli che ci spacciano per eventi e in realtà sono sagre di paese imbellettate. Duecento capolavori in gran parte provenienti dalle più ricche e segrete collezioni private al globo, capolavori che o li vedi stavolta o non li vedi mai più; e un curatore d'eccezione, Timothy Wilson, forse il più stimato studioso della materia a livello mondiale.
Eppure temo che le maioliche a Palazzo Madama non richiameranno folle di visitatori. Così come altre recenti mostre dei nostri musei, che hanno deluso le aspettative. E non parlo di mostre per soli intenditori, come potrebbe sembrare - e non è - quella delle maioliche. Ok, alle mostre blockbuster degli Impressionisti ci abbiamo messo una pietra sopra: ma Van Dyck ai Musei Reali, ragazzi, era Van Dyck, mica l'ultimo sconosciuto. Meritava ben più di quarantamila presenze
(o anche sessantamila, come mi precisano adesso dall'ufficio stampa. NdG). Lo stesso vale per le Madame Reali a Palazzo Madama, o il Guttuso della Gam, chiuse entrambe a quota 55 mila. Persino Leonardo sta facendo fatica.
Perché accade? Notate, si tratta di mostre di pregio. E di prezzo, talora. Van Dyck, per dire, è costata un milione e mezzo di euro, Guttuso un milione. Il problema quindi non sono i soldi. Il problema è l'idea della mostra che arriva al pubblico. La narrazione che se ne fa.



Questo è l'inizio dell'articolo uscito stamattina sul Corriere (ecco il link https://torino.corriere.it/cultura/19_giugno_13/torino-non-sa-vendere-proprie-mostre-hai-maioliche-500-non-sai-comunicarlo-ceb8125a-8db6-11e9-bd73-fad8388dc5ff.shtml). E' un articolo in cui cerco di capire che cosa non funziona nella comunicazione delle mostre - quelle belle - dei musei torinesi. In sostanza, scrivo che - a parte rari esempi virtuosi quali l'Egizio, che si è costruito e continua a costruirsi una solida visibilità internazionale ed è di ieri la notizia delle mostre che adesso la Greco's Band esporta in Finlandia e Estonia - la gran parte delle nostre istituzioni museali non riesce a darsi una concreta strategia di visibilità.
Qui mi limito ad aggiungere che "Lo splendore della maiolica" è una mostra che vale molto più dei 130 mila euro che è costata; e per risparmiare fino all'osso senza impoverire il risultato il direttore uscente Guido Curto le ha studiate tutte, compreso riciclare le teche espositive già utilizzate per una precedente esposizione (quella su Marilyn Monroe, per la precisione).
A proposito di direttore: non c'è ancora nessuna novità sul sostituto di Curto, che a fine mese lascerà Palazzo Madama per passare alla direzione del Consorzio delle Residenze Sabaude - in primis la Venaria - occupando il posto lasciato vacante da Mario Turetta. Ho chiesto lumi sulla successione al presidente della Fondazione Musei Maurizio Cibrario, ma mi ha fatto capire che quella del nuovo direttore non sarà una scelta immediata: per non prendere decisioni affrettate, ha aggiunto. Di sicuro il saggio Cibrario aspetterà di capire l'aria che tira con i nuovi padroni del vapore in Regione. Le stesse valutazioni prudenziali che, ritengo, a questo punto inducono Toffetti a rinviare ancora la nomina dell'ormai mitologico direttore del Museo del Cinema.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CULICCHIA DIRETTORE DEL CIRCOLO

Uscito sul Corriere e non disponibile on line. È andata come era previsto, e logico: Giuseppe Culicchia è il nuovo direttore del Circolo dei Lettori. Nomina scontata, se solo si considera il curriculum: scrittore affermato in Italia e pubblicato anche all'estero; solidi legami sia con la scena culturale cittadina, sia con l'editoria nazionale; esperienza nel mondo dei giornali; una lunga collaborazione con il Salone del Libro; apprezzato anche al Circolo, dove dirige un festival letterario, «Radici», di ottima qualità. Insomma, il perfetto kit del candidato naturale alla successione di Elena Loewenthal, anche a prescindere dall'endorsement – alquanto sfacciato – del fratello d'Italia Maurizio Marrone; endorsement che a Culicchia ha fatto più male che bene, facendone involontario oggetto di scontri di potere e appiccicandogli addosso un'etichetta «politica» che dubito gli appartenga e comunque non s'è avvertita nelle sue scelte alla direzione di «Radici», onestam...

IL CINEMA CHE PIACE A MOLLICONE

Già al Regio, venerdì sera, l'occupazione delle poltrone d'onore raccontava i nuovi equilibrii: accanto a un rabbuiato Lo Russo sedevano ( nella foto da sinistra - beh, si fa per dire... - a destra ) Alberto Cirio, quindi il direttore del Tff Giulio Base (poltrona raramente occupata, lui stava sempre sul palco), più a destra ancora il fratello d'Italia Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura della Camera, e infine Sergio Castellitto in quota amicale. Specchio del paese, la maggioranza cinematografica si accomoda al Torino Film Festival lanciando accorati appelli per salvare l'industria del cinema (Castellitto) e subito dopo impegnandosi a salvarla «ma con cognizione» (Mollicone). Intanto a Roma covano tagli al Fondo per il cinema mentre a Torino la giunta Cirio proclama la granitica volontà di «trasformare il Piemonte in uno dei principali poli cinematografi d'Europa». Nientemeno. Si mettessero d'accordo con se stessi: 'sto cinema lo voglion...