Passa ai contenuti principali

FRANCIA DI CELLE DIRETTORE DEL TFF. COME DA COPIONE

Stefano Francia di Celle (foto Rosalia Loia)
Tutto come previsto dopo gli ultimi sussulti nel weekend: Stefano Francia di Celle, torinese, 53 anni, è il nuovo direttore del Torino Film Festival. Com'è andata lo potete leggere in questo post che ricostruisce l'ennesima blirzkrieg attorno alla Mole. Per il momento non aggiungo commenti e valutazioni a caldo: non intendo turbare la letizia dei vincitori, né tantomeno penso di poter lenire la cocente delusione degli sconfitti, compresi quanti nello staff del Festival speravano nel successo del candidato interno Davide Oberto, che negli anni è stato curatore della sezione cortometraggi e fidato collaboratore dell'ex direttrice Emanuela Martini.
Fuori da entusiasmi e depressioni eccessivi, direi comunque che Francia di Celle sulla carta ha tutti i requisiti necessari per il ruolo, con la non trascuribile eccezione di un'esperienza specifica nell'organizzazione di grandi festival. Ma non mi lamento: ultimamente si è visto di peggio. Il neodirettore lo giudicheremo nei fatti. Speriamo che funzioni.
Il nuovo direttore resterà in carica per due anni, con possibilità di rinnovo. Ecco la sua biografia diffusa dall'ufficio stampa del Museo del Cinema.
Stefano Francia di Celle (Torino, 1966) è manager culturale, storico del cinema e curatore.
Laureato in Storia e Critica del Cinema, inizia molto giovane a collaborare con importanti istituzioni cinematografiche torinesi e nazionali: Festival da Sodoma a Hollywood, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Festival Internazionale Cinema Giovani, Festival del Cinema di Taormina, Bellaria Film Festival, Rai Radiotelevisione Italiana.
Dal 2003 al 2010 ha curato retrospettive e volumi monografici per il Torino Film Festival.
Dal 1996 è in Rai dove si occupa di programmazione cinematografica, di cinema d’autore e di programmi culturali per Rai3.
Fra il 2004 e il 2010 è presidente e produttore de Il Vento del Cinema a Procida, manifestazione internazionale dedicata alle interazioni tra cinema e filosofia.
Inizia nel 2008 a collaborare con Fondazione Prada per progetti cinematografici realizzati con grandi autori del cinema contemporaneo e per la programmazione della sala di Milano.
Dal 2012 collabora con la Mostra del Cinema de La Biennale di Venezia per la sezione Venezia Classici.

Commenti

  1. Tanti auguri a Stefano, che farà (certamente!) un ottimo lavoro

    RispondiElimina
  2. Caro Gabo, sul valore (sulla carta) di SFDC non metto dubbio. Ma: la situazione non le sembra un po' ingestibile? SFDC é 1) un recentemente trombato dal ruolo di direttore del Museo, quindi come la prenderá De G.? 2) un esperto di retrospettive, dove é stato detto che al TFF resterá la uscente direttrice 3) vincitore contro un candidato interno (Oberto) e un giá selezionatore (Magrelli). S'insedia insomma con giá una discreta quantitá di fronti schierati...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guardi. Il punto 1) non mi pare un problema, i due sembra vadano d'accordo; e comunque non vedo perché De G dovrebbe avercela con SFDC, in fondo hanno partecipato entrambi a un bando, non a una guerra di sterminio. Il punto 2) non è significativo: SFDC deve fare il direttore, non vedo perché dovrebbe dispiacersi se qualcun altro si occupa di una sezione. Il punto 3) è il più spinoso, e non resta che augurarsi che prevalga lo spirito di collaborazione. Lo scopriremo soltanto vivendo. Cordialità.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CULICCHIA DIRETTORE DEL CIRCOLO

Uscito sul Corriere e non disponibile on line. È andata come era previsto, e logico: Giuseppe Culicchia è il nuovo direttore del Circolo dei Lettori. Nomina scontata, se solo si considera il curriculum: scrittore affermato in Italia e pubblicato anche all'estero; solidi legami sia con la scena culturale cittadina, sia con l'editoria nazionale; esperienza nel mondo dei giornali; una lunga collaborazione con il Salone del Libro; apprezzato anche al Circolo, dove dirige un festival letterario, «Radici», di ottima qualità. Insomma, il perfetto kit del candidato naturale alla successione di Elena Loewenthal, anche a prescindere dall'endorsement – alquanto sfacciato – del fratello d'Italia Maurizio Marrone; endorsement che a Culicchia ha fatto più male che bene, facendone involontario oggetto di scontri di potere e appiccicandogli addosso un'etichetta «politica» che dubito gli appartenga e comunque non s'è avvertita nelle sue scelte alla direzione di «Radici», onestam...

IL CINEMA CHE PIACE A MOLLICONE

Già al Regio, venerdì sera, l'occupazione delle poltrone d'onore raccontava i nuovi equilibrii: accanto a un rabbuiato Lo Russo sedevano ( nella foto da sinistra - beh, si fa per dire... - a destra ) Alberto Cirio, quindi il direttore del Tff Giulio Base (poltrona raramente occupata, lui stava sempre sul palco), più a destra ancora il fratello d'Italia Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura della Camera, e infine Sergio Castellitto in quota amicale. Specchio del paese, la maggioranza cinematografica si accomoda al Torino Film Festival lanciando accorati appelli per salvare l'industria del cinema (Castellitto) e subito dopo impegnandosi a salvarla «ma con cognizione» (Mollicone). Intanto a Roma covano tagli al Fondo per il cinema mentre a Torino la giunta Cirio proclama la granitica volontà di «trasformare il Piemonte in uno dei principali poli cinematografi d'Europa». Nientemeno. Si mettessero d'accordo con se stessi: 'sto cinema lo voglion...