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PRIVATI E CULTURA. L'ARTE SECONDO LITTIZZETTO

Luciana Littizzetto accanto a un'opera di Valerio Berruti esposta a "Resilienze"
L'altro ieri sono andato a Palazzo Saluzzo di Paesana (via della Consolata 1 bis) per vedermi con calma "Resilienze 2.0", mostra collettiva curata da Luciana Littizzetto e Caterina Fossati: che ospita le opere di dieci artisti italiani e internazionali - Cornelia Badelita, Valerio Berruti, David Bowes, Alessandro Gioiello, Mizokami Kasumasa, Sarah Ledda, Nicus Lucà, The Bounty Killart, Nadir Valente e Zhang Zhe - invitati a declinare il concetto di "resilienza" (la capacità di affrontare in maniera positiva le difficoltà della vita). La mostra, a ingresso gratuito, sarà aperta fino al 19 settembre, da martedì a domenica dalle 15 alle 19.
Ora: la mostra è davvero bella. Tanto più ambientata nei saloni aulici del palazzo: il "dialogo" tra antico e contemporaneo funziona magnificamente. E poi mi piace perché è un bell'esempio di ciò che di veramente buono i privati possono fare per sostenere la cultura. Non soltanto perché la Littizzetto, da semplice amante dell'arte contemporanea, ha voluto impegnarsi - e impegnare virtuosamente la propria notorietà - in un'operazione che promuove artisti giovani e validi. Ma anche perché l'intera operazione non ha finanziamenti pubblici. Tutte le spese sono pagate da un mecenate privato, che oltretutto non vuole neppure comparire.

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