Passa ai contenuti principali

UN PO' PIU' FORTE, PER FAVORE: PERCHE' NON POSSO PARLARVI DI INTERPLAY

RootLessRoot/Dot 504 in "Collective loss of memory" il 18 maggio all'Astra
Sono andato alla conferenza stampa di Interplay, la rassegna internazionale di danza diretta da Natalia Casorati, alla sua sedicesima edizione. Ci sono andato perché mi aveva invitato l'addetta stampa, che è un'amica simpatica, e mi sembrava brutto dare buca. Però non posso proprio scriverne. Di danza non capisco un tubo, e neppure conosco l'ambiente e le dinamiche, e confesso che non mi appassiona. Lo so, è una macchia vergognosa sulla mia fedina di raffinato intellettuale, ma non so che farci. Con la danza ho un evidente problema cognitivo; lo stesso di Woody Allen con il mimo, se vi ricordate l'irrinunciabile racconto "Un po' più forte, per favore".
Io ogni tanto ci provo, a emendarmi: con esiti in genere avvilenti. Una volta, per fare il brillante, invitai una ragazza a uno spettacolo di danza contemporanea, firmato da un gigante della coreutica italiana. Beh, c'erano delle tipe in calzamaglia che si muovevano a scatti, accompagnate da una musica a scatti, e sulle prime pensai che fosse la fase di riscaldamento a bordo campo, e poi sarebbe accaduto qualcosa, ma il tempo passava e non accadeva nulla, le tipe in calzamaglia continuavano a muoversi con passettini un po' isterici e davano l'impressione di volerla tirare ancora per le lunghe. Fui fortunato: dopo 25 interminabili minuti anche la mia gentile accompagnatrice concordò che avevamo una non rinviabile voglia di pizza.
Però mi assicurano che Interplay è un festival bellissimo, pieno di spettacoli che meritano di essere visti, il meglio della scena europea attuale. E io ci credo. Ho imparato a seguire i consigli degli esperti. L'anno scorso, dietro suggerimento di Filippo Fonsatti (gliene sarò eternamente grato) mi spinsi fino alle Fonderie Limone per "Kiss & Cry", e quel balletto mi conquistò. Non abbastanza però da farmi considerare non dico un esperto, ma neppure un normale spettatore in grado di dire alcunché sulla danza. Ecco perché non scrivo di Interplay. "Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere": non mi stancherò mai di citare Wittgenstein.
Nonostante ciò, dato che di Interplay mi dicono meraviglie, può darsi che fra il 18 e il 31 maggio vada a curiosare. Il programma completo è sul sito www.mosaicodanza.it, dateci un'occhiata anche voi. Magari potrei provare il 21 maggio, quando ci sono i "blitz metropolitani", gli spettacoli di "urban dance" in piazza Vittorio: lì, se mi appassiono bene, altrimenti posso sgattaiolare senza troppi problemi (la volta della pizza eravamo in un palco del Carignano, la fuga è stata semplice...).

Commenti

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...