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CARAVAGGIO: ALL'EXPERIENCE PREFERISCO UN VIAGGIO A MILANO

Caravaggio, "Crocifissione di San Pietro" (Roma)
Io sono un po' in imbarazzo. Non vorrei offendere nessuno, e nemmeno fare il guastafeste. Non penso che "Caravaggio Experience" alla Reggia di Venaria sia una schifezza. Anzi, può essere un buon pretesto per trascorrere un pomeriggio di festa con i bambini, o con la fidanzata, autoconvincendovi di aver fatto pure qualcosa di culturalmente significativo. 
Ma non mi pare che sia il caso di enfatizzare la faccenda. Voglio dire: ieri alla Reggia erano tutti così contenti e orgogliosi, mentre presentavano "Caravaggio Experience", e mi dispiace davvero dirgli che invece non è niente di che: e uno parlava di "flusso continuo di emozioni", e l'altro assicurava che "è addirittura meglio che vedere i quadri veri", e c'era quello che esaltava "la spettacolare messa in scena della pittura caravaggesca", e vai con "l'imponente videoinstallazione" e "la maniera del tutto esclusiva di raccontare l'opera dell'artista" e "il puro godimento" e "l'innovativo approccio espositivo" (cito dalla brochure); e poi vuoi mettere, dicevano, mai nella vita uno potrà vedere di persona l'intera opera di Caravaggio, sparpagliata com'è in tanti musei e chiese d'Europa e persino d'America, e invece qui c'è tutto, tutti i capolavori esplorati nei minimi dettagli... 
Caravaggio, "Vocazione di San Matteo" (Roma)
In pratica mi annunciavano che sono un fortunello, perché adesso alla Reggia di Venaria posso ammirare il genio del mio amatissimo Caravaggio senza andare in pellegrinaggio per chiese e musei del mondo, né visitando banalmente una mostra come potrò fare in settembre a Milano; bensì nello splendore della "realtà aumentata" (che, presumo, essendo aumentata è assai migliore della realtà reale) e nella magia dell'Alta Definizione "con risoluzione superiore al Full" (qualsiasi cosa ciò significhi).
Io sono un po' in imbarazzo perché mi sento un vecchio arnese stupido e inadeguato a riferire di "Caravaggio Experience", la "videoinstallazione" (credo si dica così) che fino al primo ottobre occuperà la Citroniera della Reggia a edificazione di grandi e piccini, i quali - mi è stato garantito - usciranno da quella "esperienza immersiva" perfettamente immersi nell'universo creativo del Maestro.
Io ci ho provato, a immergermi nell'esperienza immersiva. Ho preso e sono andato alla Citroniera e ho volonterosamente tentato l'immersione.
Caravaggio, "Cena in Emmaus" (Milano)
Dunque. Funziona così: lungo le pareti della Citroniera hanno messo degli enormi schermi (pardon, si chiamano "pannelli a cristalli liquidi LCOS") sui quali un tot di proiettori (i proiettori più tecnologici che ci siano, potete scommetterci) proiettano a ciclo continuo fotografie (senz'altro le fotografie più perfette che la perfezione moderna possa perfezionare) dei quadri di Caravaggio, e dei particolari dettagliatissimi degli stessi quadri; e li proiettano su tutti i pannelli liquidi LCOS e pure sul pavimento, e intanto nella sala semibuia risuona una musica incessante e suggestiva che suppongo faccia parte del "puro godimento" che la sorte mi ha riservato. 
In teoria uno si piazza lì, in mezzo a questo diluvio di immagini caravaggesche, ed entra nell'opera d'arte e la capisce e la apprezza e si emoziona fino, per l'appunto, al puro godimento.
Purtroppo a me non è capitato. Io stavo lì nella penombra e mi ricordavo di me bambino, quando nostro padre ci portava ai castelli della Loira e mio fratello ed io rompevamo perché volevamo vedere lo spettacolo di "son et lumière" e nostro padre ci diceva che era una scemata e preferiva portarci a cena in un bel ristorante con un ricco plateau de fromages: prospettiva che, in effetti, placava immediatamente le nostre lagne. Da grande però sono tornato ai castelli della Loira e mi sono tolto il gusto di assistere a uno spettacolo di son et lumière e quella sera ho imparato che bisogna sempre dar retta ai genitori: mio padre aveva ragione e lo spettacolo di son et lumière è in effetti una scemata.
Caravaggio, "Martirio di San Matteo" (Roma)
Ok, pensavo: magari un visitatore sprovveduto, che non ha mai sentito parlare di Caravaggio, capita qui e se ne innamora, e fosse anche uno soltanto questa roba avrebbe comunque un senso; benché stenti a immaginare per quale motivo chi non ha mai sentito parlare di Caravaggio dovrebbe entrare qui dove proiettano i quadri di Caravaggio; e tra l'altro in qualsiasi libreria si trovano bellissimi volumi d'arte con eccellenti fotografie dei quadri di Caravaggio, riprodotti nei più minuti dettagli.
Però, aggiungevo fra me e me, adesso pare che questo sia il trend: le mostre vere costano troppo, è difficile ottenere le opere in prestito (se sei di Torino, s'intende, perché ai milanesi le prestano di continuo), e quindi va di moda la "mostra virtuale", a Fossano ne hanno appena inaugurata una dove espongono le riproduzioni fotografiche (perfette perfettissime, questo sì) di una cinquantina di quadri di Caravaggio - e insomma, in Piemonte non esiste un solo quadro autentico di Caravaggio e non si fanno mostre con i quadri di Caravaggio perché non abbiamo i soldi che ha Milano, che peraltro ha pure i quadri di Caravaggio; però siamo pieni di mostre con le riproduzioni fotografiche dei quadri di Caravaggio; e forse chi si contenta gode, come diceva quello che non batteva chiodo da anni ma aveva la raccolta completa delle fotografie delle donne più belle del mondo. 
E forse a quello si riferiscono quando parlano di "puro godimento".
Caravaggio, "Sette opere di misericordia" (Napoli)
Allora mi è tornato alla mente il giorno in cui sono entrato per la prima volta nella chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli; è una cappella ottagonale e ad ogni lato c'è un altare e sopra ogni altare un grande dipinto, e non perdetevi di meravigliosa "Deposizione" di Luca Giordano. Ma sull'altar maggiore c'è lui. Il Maestro. C'è "Sette opere di misericordia" di Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Uno dei quadri più commoventi, visionari, indicibili che mente umana mai abbia concepito. E quel giorno io ero lì, davanti al quadro, da solo, nella cappella deserta; e quell'umanità brulicante e sofferente e autentica che vedevo nel dipinto varcava sotto i miei occhi l'abisso di quattro secoli e diventava viva come viva l'aveva vista il genio caravaggesco consegnandola all'eternità con i suoi colori, le sue ombre, la sua terribile, sensuale, dolente carnalità. 
Credo di essere rimasto pietrificato per almeno dieci minuti. Un Caravaggio, la prima volta che me lo trovo davanti, mi fa sempre quell'effetto: in San Luigi dei Francesi a Roma, alla cappella Contarelli, dov'ero circondato - di fronte "San Matteo e l'Angelo", sulla destra "Il martirio di San Matteo", e alla sinistra quella "Vocazione di San Matteo" che da sola giustifica la presenza dell'uomo sulla terra - beh, in San Luigi dei Francesi dovette venire un signore, forse un sacrestano, ad accompagnarmi fuori perché, disse, s'era fatta una certa e volevano chiudere.
Caravaggio, "San Giovanni Battista" (Kansas City)
Posso dire? Quella sì, fu una "esperienza immersiva". Ero tanto immerso da non sapere più se ero un turista banale che osservava i quadri, o se ero parte dei quadri, magari il tizio di spalle che guarda Cristo e si domanda chi diavolo sia e che cosa voglia; oppure l'assassino del povero Matteo; o magari Caravaggio che si ritrae sullo sfondo di quella scena di paura e violenza.
Lo so: nel tempo che mi resta da vivere non riuscirò a vedere di persona tutti i quadri che mi sciorina sotto gli occhi in una mezz'oretta la tecnologica ed "esclusiva" (chissà poi perché esclusiva...) "Caravaggio Experience". Non vedrò il "San Giovanni Battista" di Kansas City, né la "crocifissione di Sant'Andrea" di Cleveland, e neppure il "San Gerolamo" e "La decollazione del Battista" che sono a Malta; non ho in progetto di andare a Malta, e tantomeno a Kansas City o a Cleveland. Però, ora che ci penso, il "Battista" di Kansas City lo vedrò a Milano il prossimo settembre, perché si dà il caso che le mostre serie nelle città serie si organizzano giustappunto per consentire alla brava gente di vedere i capolavori che stanno in posti lontani senza obbligarla ad andare nei posti lontani, e senza tentare di convincerla che è meglio con le filmine.
Caravaggio, "La morte della Vergine" (Parigi)
Ma se pure il destino non mi dovesse portare un giorno davanti al Caravaggio che sta a Cleveland, potrò lo stesso morire contento: nella mia vita ho visto "La morte della Vergine" al Louvre, e quell'esperienza (non troppo esclusiva, ero circondato da giapponesi in estasi) da sola ha illuminato il mio faticoso esistere; e al Louvre ho visto un altro bel po' di quadri di Caravaggio, e altri ancora li ho visti nei musei e nelle chiese di Roma e di Napoli e agli Uffizi e a Brera, e non mi paiono viaggi troppo "esclusivi". Viviamo in Italia, e la nostra unica fortuna è questa: non ci servono voli transoceanici per vedere l'arte. Capita quasi a tutti, almeno una volta, di andare a Roma, e se invece di strafarsi di coda alla vaccinara uno compie lo sforzo di entrare in Santa Maria del Popolo può vedere "La crocifissione di San Pietro" che probabilmente gli svolterà la vita. 
Oppure visitate Brera. Visitare Brera non è un'impresa esclusiva per nessun torinese: per andare a Milano con l'alta velocità ci metti poco più che andare a Venaria, ma quando arrivi a Milano e vai a Brera ci trovi la "Cena in Emmaus". Non una proiezione tecnologicamente perfetta, bensì la Perfezione in sé. Vera, potente, e per nulla esclusiva perché ci sono biglietti a/r per Milano attorno ai 25 euro o anche meno e l'ingresso a Brera costa 10 euro (il biglietto per "Caravaggio Experience" costa 12 euro) e insomma, con una quarantina di euro compreso il metrò vai e torni da Brera.
E a Brera, oltre allo "Sposalizio della Vergine" di Raffaello e al "Cristo morto" di Mantegna (quelli veri, non le filmine), ti vedi la vera "Cena in Emmaus" di Caravaggio che è un quadro per nulla esclusivo e parla a chiunque, a chi ha letto milioni di libri e a chi non sa neanche parlare. E scusatemi, ma non è la stessa cosa di una filmina o di una "videoinstallazione": un quadro è come un essere umano, e con gli esseri umani immagine e realtà non sono la stessa cosa. Se non ci credete baciate il vostro amore, e poi baciate la sua fotografia, e ditemi se vi fa lo stesso effetto.

Commenti

  1. forse il miglior articolo che io abbai mai letto su questo blog. Si vede che Caravaggio ti "ispira" (giustamente!) :D

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  2. Caro Gabo, non potrei essere più d'accordo. Sono di Roma, la experience ha avuto luogo qua, a Palazzo delle Esposizioni. Ed è stato motivo di discussione con una amica che voleva andare a ogni costo, mentre io mi sono rifiutata di accompagnarla perché lele dicevo che i Caravaggio a Roma li vedo dal vero. Grazie, in generale i tuoi post mi piacciono molto perché vai a mèta con ironia! Saluti cordiali Elisabetta Franchi

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  3. Ha perfettamente ragione, le rappresentazioni multimediali sono belle ma non danno emozioni, purtroppo con i nostri nuovi amministratori vedremo sempre meno opere a Torino

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  4. E' proprio come dici, si può sottoscrivere ogni parola. Anche solo un Caravaggio dal vero cambia la vita: per me è stato 'La presa di Cristo' e l'ho visto in una mostra a Dublino. Da allora lo inseguo e quando entro nella sala o nella cappella dove so che lo vedrò, lo cerco fra i tanti e gioisco nello sguardo esclusivo, come si fa con un amore in carne e ossa.
    Caravaggio è unico e anche tu niente male!

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