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PER MEZZO METRO IN PIU': PRESIDENTE CIMABUE, FAI UNA COSA E NE SBAGLI DUE

Ma è mai possibile che in questa città si combinino sempre e soltanto casini, anche quando c'è la buona volontà?
Voglio dire: è un mese che ce la meniamo con 'sta storia dell'improponibile e dannoso limite dei duecento spettatori in teatro, che equivale al disastro economico delle imprese di spettacolo non foraggiate dalle casse pubbliche, le quali imprese con duecento biglietti per sera non ci si pagano manco le bollette; e finalmente, dopo vari traccheggiamenti, la settimana scorsa la Regione Piemonte promette di adeguarsi alle regole meno restrittive adottate nelle altre regioni del Nord, Lombardia in primis, ma anche Veneto, Emilia, Toscana e Trentino.
Ora, in Lombardia anche l'ultima ordinanza del 10 settembre ha confermato che "i posti a sedere (comprese, se consentite, postazioni prive di una seduta fisica vera e propria) dovranno prevedere una seduta ed un distanziamento minimo, tra uno spettatore e l’altro (testa/testa), sia frontalmente che lateralmente, di almeno 1 metro". In pratica, una poltrona occupata e una vuota, a scacchiera sulle diverse file. Significa all'incirca un'agibilità del 50 per cento, che aumenta ancora perché i componenti lo stesso nucleo famigliare possono sedere vicini.
E invece il callido Cirio, su imbeccata del nostro Cts locale, che cosa fa? Nel decreto che sta per firmare adotta il più severo limite di un metro e mezzo da bocca a bocca, previsto dall'ordinanza delle Marche. Ironia del karma sfigato, trattasi dell'ordinanza di una regione che (allora) era governata dal centrosinistra. Sicché Cirio tratta da avventati avventurieri i suoi amichetti Fontana e Zaia, e abbraccia le idee restrittive del rosso marchigiano. Fantastico.
In realtà anche Cirio, già nel decreto 68 del 13 giugno, aveva previsto la distanza di un metro da testa a testa, che è stato ancora confermato per l'intero territorio nazionale anche nel Dpcm del 7 agosto. Ma dai Dpcm nazionali Cirio ha inoltre recepito, a differenza della Lombardia, anche il dettato in base al quale "per spettacoli al chiuso, il numero massimo di spettatori è 200". Quella frasetta Fontana l'ha lasciata fuori dai suoi provvedimenti.
Nello stesso decreto, comunque, Cirio ricorda che, in base al Dpcm governativo, le Regioni "possono stabilire un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi". E adesso si appresta anch'egli a superare la soglia dei duecento: ma per pararsi il culo aumenta il distanziamento da un metro a un metro e mezzo. 
Per capirci ancora meglio: Fontana ha mantenuto il metro di distanziamento testa/testa voluto dal governo, ma derogando al limite tassativo dei duecento in sala. Cirio invece derogherebbe al limite dei duecento, ma imporrebbe un distanziamento maggiore di un metro imposto dal governo.
Cerchiamo di capirci, Pres. Se il virus è pericoloso a un metro, e non lo è a un metro e mezzo, i casi sono due: o è un virus piemontese più tosto degli altri banali e debosciati virus italioti, oppure siamo noi i soli furbi che abbiamo capito le reali capacità di salto del virus, e allora non si capisce perché tanti gli altri italiani sono ancora vivi. Ma forse tu, che sei Presidente, sai qualcosa che io non so, tipo che il virus piemontardus ha vinto le Olimpiadi virali di salto in lungo; o più banalmente pensi che i tuoi compari Fontana e Zaia sono in realtà due folli sconsiderati che aspirano allo sterminio dei loro popoli. Bah, se questa è la granitica coesione del centrodestra, stiamo freschi.
Il fantastico più fantastico sta comunque negli effetti pratici di quel metro e mezzo "da bocca a bocca". Gli operatori teatrali piemontesi si sono fatti due conti e hanno concluso che, così, per loro (e per le loro casse) non diminuisce il danno economico né si riduce lo svantaggio che porterebbe il Piemonte a venire escluso dalle tournée teatrali. Fate conto: lo spazio standard fra le file di poltrone a teatro è di 80 centimetri fra uno spettatore e quello davanti, per cui da bocca a bocca ci sarebbe al massimo un metro: di conseguenza risulterebbero agibili una fila sì e l'altra no. E pure sulla stessa fila la distanza di una seduta vuota tra due posti occupati non arriva a un metro e mezzo. Sarebbe così impossibile avvicinarsi a un'agibilità economicamente sostenibile.
A tali obiezioni dalla Regione finora sono arrivati soltanto commenti ufficiosi, ma a muso duro: tipo o gli vanno bene le nostre regole, o si tengono quelle del governo (leggi 200 spettatori al massimo). O così o Pomì. Considerato che i nostri amministratori hanno di fronte non bambini capricciosi ma imprenditori che tentano di portare a casa la pagnotta per sé e per i loro dipendenti, converrà risalire dal livello baluba e affrontare la questione con un minimo di sale in zucca.
Ieri, mercoledì, le associazioni di settore spettacolo, Agis e Anac, hanno inviato un preoccupato appello a Cirio, e oggi pomeriggio c'è stato un incontro tecnico "per valutare congiuntamente un’ipotesi che, salvaguardando tutte le misure di sicurezza, possa essere sostenibile". Alla fine si è deciso di rinviare la firma dell'ordinanza regionale, ed è stato fissato un secondo incontro domani, venerdì, fra Agis e Comitato tecnico scientifico regionale. Sarà un memorabile dialogo fra sordi. 
Nell'appello a Cirio i rappresentanti del settore hanno scritto: "L'imposizione dell'obbligo di mantenere una distanza minima di un metro e mezzo obbligherà tutte le sale cinematografiche e teatrali medio piccole a chiudere in quanto, già ora, la riduzione di posti rende precaria la sostenibilità economica di molte strutture.
Ci rendiamo conto che tale affermazione può apparire troppo forte ma, in considerazione della scarsità di uscite di prodotto filmico e dell'oggettiva difficoltà nel far tornare il pubblico nelle nostre sale, non rimane alternativa ad una nuova, questa volta volontaria, chiusura. Vi preghiamo pertanto di mantenere per le sale cinematografiche e teatrali quanto previsto nel Decreto del Presidente della giunta Regionale n. 68 del 13 giugno 2020 che, riprendendo il DPCM 11 giugno 2020, prevede “che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro” come poi prorogato dal Decreti n. 77-84 e riconfermato dal Decreto regionale n. 85, tenendo conto, come fatto da altre Regioni, della capienza assegnata dalle Commissioni di Vigilanza provinciali o comunali per poter favorire l'economicità delle strutture medio grandi".
Gesù, illumina Cimabue...

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