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IL TRIONFO DELLA SUPERCAZZOLA


Oggi sono tornato dopo molto tempo in Commissione cultura. L'assessore Purchia presentava un primo bilancio dei tre bandi di "Circoscrizioni al Centro": quello per gli spettacoli di quest'estate (dotazione 300 mila euro messi da Iren e Intesa per 12 progetti), quello React per "sostenere l'economia urbana nel settore della Cultura" (1.564.000 euro della Comunità europea per 17 progetti da realizzare da questo mese a agosto 2023) e quello del MiC per "attività a carattere professionale nel campo dello spettacolo dal vivo nelle aree cittadine periferiche" (1.836.721 euro del ministero della Cultura per 20 progetti da realizzare fra il 22 settembre e il 31 dicembre). 

Tutto a meraviglia, direi. Purchia esterna la propria soddisfazione con la consueta assertività, e persino gli interventi dei (pochi) consiglieri presenti sono insolitamente pertinenti, per quanto non significativi. Si vede che hanno capito di che cosa si sta parlando. D'altronde l'argomento non è dei più complessi.

Man mano, tuttavia, un sottile turbamento m'assale mentre leggo le descrizioni dei progetti vincitori, riportate - misericordiosamente solo per estratti - nelle slide che l'assessore Purchia e i suoi pards mostrano ai pensosi consiglieri. 

Si sprecano i "progetti multidisciplinari (o in alternativa "crossmediali") diffusi sul territorio", che implicano ovviamente il "coinvolgimento attivo della cittadinanza"; e già, la cittadinanza dev'essere per forza attiva, e verrà mobilitata con apposita "call rivolta a cittadini attivi" (i pantofolai verranno rieducati?) così da usufruire in letizia delle "forme laboratoriali-narrative per cittadini e pubblico culturale"; laddove non si capisce bene cosa intendano narrare, ma appare chiaro che esistono due categorie distinte, il "pubblico culturale" e i semplici "cittadini" (ignoranti come capre?). Ma tranquilli: per tutti, sian colti o sian cittadini, purché attivi, si spalancano immensi territori sapienziali. Colti e cittadini godranno equamente di luminose opportunità, dalla "lettura condivisa" (si passeranno da uno all'altro un'unica copia di un unico libro?) agli "incontri nel campo della musica, della letteratura e dei nuovi linguaggi" (e nel campo dei fagioli niente?), quando non parteciperanno a "mostre e congressi su arte e storia" (vasto programma, seppur un po' generico...). 

Va riconosciuto che progetti vincitori si pongono obiettivi molto alti. "Community building" ed "empowerment" profusi sui "territori" si fondano su basi ciclopiche ("il punto di riferimento artistico del progetto è dato dagli artisti David Bowie e Bruce Chatwin", mecojoni...), passano per vertiginosi "percorsi di formazione in cui contenuti di vita si trasformano in drammaturgia attraverso il lavoro con le maschere balinesi" (balinesi?), per giungere a esiti esaltanti: "realizzazione del presepe di comunità" (ah beh, allora...), "rendere il quartiere delle Vallette meta turistico-culturale" (ma perché?!? Già non riusciamo a farli andare manco alla Gam, i turisti...), oppure organizzare "parate artistiche volte a coinvolgere centinaia di artisti ma immaginando (solo immaginando?) anche una serie di proposte di teatro da camera". 

Ecco, magari taluni obiettivi possono apparire oscuri: tipo dare a San Salvario (dico San Salvario, il cuore pulsante di Torino) "la possibilità di raccontare sé stesso (l'accento su "se stesso" è nell'originale, magari pensare anche a un buon "laboratorio" di grammatica e ortografia...) in modo da ridurre la distanza dal resto del tessuto cittadino". Mai mi ero accorto che San Salvario, tra tutti i suoi problemi, avesse anche quello di essere "distante dal tessuto cittadino". 

Ma in generale il buon esito delle iniziative dell'estate mi fa sperare che, nei fatti, anche la realizzazione dei progetti vincitori dei bandi React e MiC sarà molto migliore, e molto più concreta, delle relative descrizioni. 

Ciò che mi spaventa, invece, è trionfo della supercazzola. Mi fa cagare quel linguaggio lambiccato, inutilmente astruso e ridicolmente pomposo, a mezzo fra la critica d'arte dozzinale e il mattinale della questura, con abbondanti spruzzate di cicaleccio veterosinistroso, burocratese, sociologia della mutua e postmodernismo d'accatto. Come diceva Moretti? Chi parla male... eccetera eccetera.

Considerate che autori di quelle descrizioni sono gli ideatori dei progetti vincitori dei bandi, e che l'obiettivo dei bandi medesimi è promuovere e diffondere la cultura nei quartieri della città: o, per dirla con parole loro, "promuovere la programmazione strategica della cultura come strumento per lo sviluppo territoriale attraverso l'attivazione delle comunità, coprogettazione e attività culturali". Beh, non so voi, ma io avverto un vago disagio; disagio che cresce e si fa angoscia quando scopro che c'è, fra costoro, anche chi minaccia di organizzare dei laboratori di scrittura.

Tarapia tapioco con scappellamento a destra per due come se fosse antani.

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