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TOTO-ASSESSORE: E SE FOSSE GRIMALDI?

Marco Grimaldi: chi ha paura di un assessore di 33 anni?
E adesso parte davvero il toto-assessori. A GabosuTorino ovviamente interessa soltanto quello alla Cultura, che peraltro sospetto non sia esattamente il primo pensiero del Chiampa. Il rude presidente ha subito dichiarato che il suo obiettivo prioritario è far crescere l'occupazione e ottenere i fondi europei. Ma a pensarci bene tout se tient: molti degli eletti (anche nella squadra chiamparinesca) hanno più volte riconosciuto che la cultura crea occupazione, e deve imparare a usufruire dei denari che arrivano dall'Europa.
Ad ogni modo. Oggi a Torino gli operatori culturali già tentano pronostici (i non operatori culturali se ne fregano). Va detto che la poltrona non porta bene. Dopo Oliva e Leo, Michele Coppola è il terzo assessore regionale alla Cultura consecutivo a fallire la prova del voto.
Coppola (così come Leo, che nella scorsa legislatura era rientrato in consiglio come primo dei non eletti, e adesso è di nuovo fuori) ha pagato lo scotto al naufragio del loro partito, il Nuovo Centrodestra, che non ha raggiunto il quorum. Ma non ha sfondato neanche nelle preferienze: ne ha avute meno di quanti sono i suoi "amici" su Facebook. Si conferma così il triste assioma per cui con la Cultura non si vincono le elezioni. Ergo,  non penso che la poltrona da assessore alla Cultura interessi ai mammasantissima della politica. Ci vuole un amatore puro.
Il Chiampa, dice qualcuno, potrebbe scegliere un esterno. I nomi credibili non mancano: da Alberto Barbera a Walter Vergnano, da Antonella Parigi a Patrizia Sandretto, a Evelina Christillin, a Rolando Picchioni, ho sentito sussurrare l'elenco completo dei vertici della cultura torinese. Però per legge Chiampa può inserire nella sua giunta soltanto tre assessori non eletti in Consiglio regionale: e conoscendolo non penso che vorrà giocarsi uno di quei tre posti su un assessorato che il Nostro, si sa, non considera strategico (e in effetti non lo è, se valutato con il metro della politica). Come possibili assessori esterni ho sentito citare Pietro Ichino, Carla Ferrari, Antonio Saitta. Nulla che possa rimandare alla cultura. Ma se un esterno potesse essere, direi più Parigi che Barbera: la direttrice del Circolo dei Lettori con Chiamparino è una candidata naturale. Raccoglie consensi Ilda Curti, ma l'attuale assessore comunale ha già rifiutato di entrare nel listino del Chiampa: e si sa, il Chiampa non chiama mai due volte. Per cui non ci scommetterei un centesimo, su Ilda Curti. Purtroppo.
Restiamo dunque ai politici eletti in Regione. L'uomo che il Chiampa avrebbe voluto come assessore, Sergio Soave, non ce l'ha fatta. E anche uno dei più appassionati aspiranti al soglio, Luca Cassiani (pd), ha fallito di un soffio l'obiettivo. Quindi il cerchio si stringe. Vediamo le opzioni a disposizione del Chiampa.
Con il listino entra in Regione Enrica Baricco, che ha grandi meriti per il suo impegno benefico con Casa Oz: ma la sorella di Alessandro Baricco è un'esordiente in politica, e un assessorato come la Cultura richiede una certa pratica: ne avrà un altro. Tra gli eletti nella lista del Pd alcuni, prima del voto, avevano sottoscritto precisi impegni con le associazioni culturali, dimostrando una spiccata attenzione per quel settore. Intanto, Gianna Pentenero: ma è un  pezzo da novanta del Pd locale, politicamente vale molto di più del derelitto (e squattrinato) assessorato alla Cultura. E poi sarebbe brutto giocarsela così, va a finire che alle prossime elezioni resta pure trombata (in ossequio alla mesta tradizione di cui sopra). Magari le daranno l'Istruzione.
Agli incontri sulla cultura era venuto pure Mauro Laus, un altro collezionista di preferenze: però già durante quegli incontri avevo notato un certo malumore nei suoi confronti. Paga i guai della sua cooperativa, la Rear, che fornisce servizi per gli spettacoli ed è coinvolta in una serie di grane sindacali (ricorderete tutti la figuraccia con Ken Loach) che - a torto o a ragione - pesano. Se Chiampa piazzasse proprio Laus alla Cultura, parecchi lavoratori del settore la considererebbero una dichiarazione di guerra. Giusto o sbagliato che sia: ma così stanno le cose.
Pure Monica Cerutti, di Sel, ha garantito impegno in difesa della cultura. Impegno che sarà certo gradito. Ma un assessorato non è una casa del popolo, e l'entusiasta Cerutti ha più volte dimostrato un certo eccesso di ideologia e irruenza che magari le fanno onore come agit-prop, ma non aiuterebbero nel governo di un settore tanto sensibile e delicato.
In questo momento, dunque, ogni indizio sembra portare a Marco Grimaldi, che entra in Consiglio con il listino del Presidente, in quota Sel. Grimaldi viene dal Consiglio comunale, ed è da sempre attento alla cultura. Anche a quella alternativa e indipendente, il che non guasta: potrebbe aiutare nel nuove leve a crescere. Ha fatto le sue battaglie, senza mai cadere nell'estremismo. Sa mediare. Conosce bene i suoi polli, e i suoi polli conoscono lui. Lo incontri indifferentemente al Regio, al Torino Film Festival o ai Murazzi. A lui si adatta bene la descrizione dell'ipotetico nuovo assessore alla cultura pubblicata su Fb dalla comunità AldoDice, descrizione che una persona di buon senso non può non sottoscrivere. E' vero che Grimaldi è giovane: ha 33 anni. Ma a quell'età altri avevano già conquistato un impero, scritto Addio alle armi o fondato una religione: volete che Grimaldi non riesca a gestire un assessorato? Nei primi commenti che ho raccolto dopo il voto, il suo nome mi sembra il più gradito trasversalmente, dai salotti della collina alle peggiori bettole di San Salvario.

Bonus track

La "descrizione" di AldoDice mi piace al punto che ve la pubblico qui sotto. Merita di essere letta e meditata. Anche da te, Sergiuz.
Aldo dice che il prossimo assessore deve accendere i riflettori sulla cultura sotterranea, diffusa e da troppo tempo nascosta.
Aldo dice che per farlo il prossimo assessore deve conoscere la cultura emergente, i suoi protagonisti, le sue tendenze. Deve averli vissuti.
Aldo dice che il prossimo assessore deve fare politiche culturali che diano servizi e opportunità a tutti i cittadini, anche se questo dovesse togliere tempo ai tagli dei nastri e ai vernissage.
Aldo dice che il prossimo assessore deve tenere assieme musei e spazi autogestiti, lirica e elettronica, arte moderna e graffiti, cinema e teatro, festival storici e nuovi eventi.
Aldo dice che il prossimo assessore deve occuparsi della riqualificazione e della riapertura di spazi giovanili, perchè questa non sia una regione per vecchi.
Aldo dice che il prossimo assessore non deve parlare del “valore dell’associazionismo culturale”, deve conoscerne i problemi concreti, dai bandi agli anticipi di cassa, dalla Siae all’Enpals.
Aldo dice che il prossimo assessore deve trovare tutti i fili che uniscono Torino a Verbania, Barolo e Tortona, Alpette e Vercelli, e deve riuscire a tesserli e intrecciarli.

Commenti

  1. Caro Gabriele,

    mi permetto di prendere il tuo discorso per la coda (le peggiori bettole di San Salvario in cui fieramente risiedo) e provare a risalire alla testa.

    Ritengo come molti ormai che il problema non sia la scelta del nome dell’Assessore, ma la decisione tutta politica di adottare o meno modelli nuovi. Nel bene e nel male Chiamparino è stato il sindaco delle Olimpiadi, colui che gioco forza ha operato nell’orizzonte di quell’evento. Ora dobbiamo chiederci se il Piemonte dei prossimi 5 anni vuole perseguire politiche culturali eventiste o meno, se vuole continuare a gestire le stesse strutture con la metà del budget o vuole piuttosto adottare i modelli che le ultime due generazioni di operatori culturali hanno elaborato facendo buon viso al cattivo gioco della crisi. E ancora: dobbiamo capire se la Cultura è principalmente un volano per il turismo o se e in che misura abbiamo bisogno di una Cultura Diffusa che crei professionalità, lavoro, emancipazione e crescita. Capire in estrema sintesi quali siano le relazioni che il comparto Cultura deve stringere per sopravvivere, ben cosciente del valore di istituzioni che devono rimanere pubbliche e del valore (imprescindibile) dei partner privati.

    Chiarito il metodo, la scelta del nome dell’Assessore è un fatto di secondaria importanza: Marco Grimaldi ha tutte le carte in regola per ricoprire qualsiasi ruolo, vista la sua attitudine al lavoro. Ma di solito fare un nome così in fretta equivale a bruciare un’eventuale candidatura.
    O magari no.

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