Passa ai contenuti principali

NEW XMAS, SAME BLEAH. COI FIOCCHI

Se questo è un dono: i baraccamenti in piazza Castello fra Palazzo Madama, il Regio e la Prefettura
Vi tocca il solito Natale coi fiocchi. Lo so che per molti di voi è una buona notizia. A molti piace. Quindi molti gioiscano. Il Natale coi fiocchi di Appendino sarà uguale uguale a quello di Fassino. Però più spammato nelle periferie. E più zeppo di bancarelle e accampamenti circassi
Avrete l'albero e il calendario dell'Avvento e il presepe di Luzzati, e manco a dirlo i soliti cori gospel e non gospel, i soliti saltimbanchi, e l'agghiacciante marching band dei Babbi Natale. Tutto doveva cambiare perché tutto restasse come prima. 
Del bando proprio non mi va di parlare. C'è un esposto alla procura della Repubblica, se è il caso indaghino loro, e se qualcuno ha fatto il furbo vada in buiosa. Io sto fuori da queste miserie. Mi fa già abbastanza schifo occuparmi dei bandi della cultura, figurarsi quelli del commercio. Certo che a questi della giunta con i bandi gli dice proprio male

Un conto di Natale

Ad ogni modo. La notizia positiva sul Natale coi fiocchi 2016 è che almeno quella montagna di tristezza non ci costerà cara. Non in termini di esborso monetario, intendo. Il Natale coi fiocchi fassiniano era pagato dal Comune (la pubblicità) e dagli sponsor (la ciccia), e alla fine della fiera ballavano sempre tra i 250 e i 300 mila euro. Stavolta il Comune spenderà appena 30 mila euro in pubblicità, e incasserà pure 15 mila euro (wow) dal celebre Cat che ha vinto il bando. Certo, garantendo cortesemente al Cat lo sconto del 75 per cento sul suolo pubblico il Comune ci rimetterà una cifra. Ma non sottilizziamo. Se è tutto regolare, bene. Se non lo è, a Torino non mancano giudici e questurini. 
Stiamo ai fatti.
Cat non è un gatto di Londra. Sta per Confederazione Artigiani di Torino e Provincia, e detta così sembra molto ufficiale: in realtà è un'associazione giovanissima, nata il 30 agosto scorso, lo stesso giorno in cui usciva il bando per l'affidamento del Natale coi fiocchi. 
Per il Cat e tutti i suoi cattini sarà un buon Natale. A riempirci la città di mercatini, guadagneranno una discreta cifretta. Dichiarano di aver venduto 102 postazioni nelle apposite baracchette, a prezzi che variano, a seconda della zona, dai 1500 ai 9000 euro. In piazza Castello, - rientrata miracolosamente nelle zone bancarellabili benché non fosse prevista nel bando - potete già ammirare una specie di campo profughi di fronte al Regio, con quarantina baracchette: quella è la location più pregiata, a detta dei commercianti e dei circassi, ogni baracchetta costa 9000 euro, quindi 40 per 9000 fanno come minimo 360 mila euro soltanto lì. Aggiungeteci le altre 62 smerciate a prezzi variabili. Il business c'è. 

Piazze auliche: chi si salva e chi no

I mercatini centrali sono tre: oltre a piazza Castello, sono in via Buozzi e in corso Marconi: la strenua resistenza della soprintendente Papotti ci ha in parte risparmiato lo scempio delle piazze più belle, e il dio del decoro urbano gliene renda merito. Niente da fare purtroppo per la patinoire in piazza Carlo Alberto: vietate le baracchette per lo spaccio di fritture olezzanti, ma la pista del ghiaccio è uno sfregio inevitabile, cambiano le amministrazioni ma lo sfregio resta.

Il "programma culturale"

Quelli del Cat, a norma di bando, hanno dovuto organizzare pure quello che viene definito pomposamente il "programma culturale". Per farlo, si sono appoggiati alle associazioni del territorio. Si è sempre fatto così. D'altra parte quelli del Cat non mi hanno l'aria di espertoni in fatto di attività culturali. Ma si sono ispirati al "programma culturale" delle passate edizioni, et voilà: come vi ho già detto, i soliti cori natalizi, gli inevitabili gospel, cinque concertini di musica sacra nelle chiese. L'eventone è nientepopodimenoche Rossana Casale che canta il jazz in Duomo il 3 gennaio. Apperò.
Poi ci sono gli intrattenimenti per i bambini nei parchi, e manderanno anche gli animatori a "rallegrare" le giornate dei malati in ospedale. Non si può stare in pace da nessuna parte.
Davvero stuzzicante il programma al Parco Dora presentato come "La tradizione": otto pomeriggi di giocoleria, arte di strada, danza e "momenti di incontro e riflessione sull'accoglienza e sull'integrazione". 
Non saranno mica questi? Esplorando l'accampamento circasso
dietro Palazzo Madama m'imbatto in un deposito di manichini
"decorati" con qualche rafataia natalizia. Ma non penso proprio
che siano i famosi "Alberi di Natale modellati a forma di corpo
 femminile", pronti per essere spammati in piazze e vie torinesi.
 Forse è roba abbandonata qui dopo una puntata di "Art Attack"

Ma c'è pure il "sociale"

Oh già, nel Natale coi fiocchi di quest'anno, dichiarano orgogliosi quelli del Cat, "c'è anche il sociale": e - aggiungono - l'intero caravanserraglio è dedicato alla battaglia contro la violenza sulle donne. Laonde percui - precisano i cattini - verranno disseminati per Torino ben cento alberi di Natale "modellati a forma di corpo femminile".
Giuro.
Vabbé, tagliamo corto: il "programma culturale" a quelli del Cat costa - per loro dichiarazione - trecentomila euro, ovviamente compresi i palchi e i service. Mi pare strapagato, ma sono fatti loro. L'importante è che non paghi io.
Il Comune, dal canto suo, ha provveduto (con i 30 mila euro succitati) a stampare il solito opuscolo dove come al solito s'ammucchia tutto ciò che accade a Torino dal 1° dicembre al 15 gennaio: le iniziative del Cat e quelle degli altri, dal festival Jazz:Re-Found alle mostre, dalle gare podistiche agli incontri del Circolo dei Lettori. Con il Natale coi fiocchi non c'entrano una mazza, però fanno numero e danno l'idea di una città pimpante. 

Il Villaggio extraterritoriale

Unica assenza notevole, nel volumetto municipale, è il Villaggio di Babbo Natale in piazza d'Armi: i privati che lo hanno creato godono dell'ostracismo comunale per aver fatto da sé, e non aver partecipato al bando. Certo che è curioso: in città, durante le feste di Natale, c'è un'attrazione natalizia che vale tre milioni di euro, e il Comune si prende ben guardia di segnalarla in un depliant che ha l'evidente scopo di segnalare a torinesi e turisti tutte le opportunità che la città offre in quel periodo. Sono buffi, non c'è che dire.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

CHOMET, BOLLANI E JERRY RUBIN: ECCO UN FESTIVAL STELLARE MA LOW COST

Due cose mi piacciono in particolare dell'imminente ventiseiesima edizione di Sottodiciotto - che da quest'anno diventa "Sotto18+" a indicare la volontà di rivolgersi sempre più (appunto...) a tutti, non soltanto ai giovanissimi. Due cose, intendo, oltre a tutto il resto, dato che da sempre ho molti ottimi motivi per apprezzare Sottodiciotto. Prima cosa, la serata di sabato 13 dicembre: per la proiezione di "Marcel et monsieur Pagnol", l'ultima opera di Sylvain Chomet , saranno presenti in sala il regista -  a mio avviso il massimo genio vivente dell'animazione - e l'autore delle musiche, il meraviglioso Stefano Bollani . Se considerate che quella sera, in sala, ci sarà pure un pianoforte, dovrete convenire che un festival può essere grande anche senza un grande budget. Come non è grande il buget di Sottodiciotto: 60 mila euro in totale dal Comune, 65 mila dalla Compagnia di San Paolo, 20 dalla Fondazione Crt, qualcosa - ma non si sa ancora se e...