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E' ARRIVATO L'UOMO RAGNO: UN POST AL PEPERONCINO SU CHI CONTA E CHI FINGE DI CONTARE NELLE POLITICHE CULTURALI

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

La cerimonia del passaggio di consegne tra antichi e nuovi strateghi delle politiche culturali: a destra col microfono il presidente di Fondazione Crt Quaglia, accanto a lui il segretario Massimo Lapucci; poi, da destra a sinistra, si possono riconoscere gli assessori Sacco e Patti (la Leon è lì in giro, arriva subito dopo); Fassino è all'estrema sinistra (una volta tanto) proprio di fronte a Quaglia; Montanari non lo si vede perché sta alle mie spalle
Peccato. E' finita a schifìo, stanotte, la festa per l'inaugurazione delle nuove Ogr. Concerto di Elisa interrotto e sala sgomberata (per fortuna senza scene di panico) perché, pare, un qualche testa di cazzo ha spruzzato dello spray al peperoncino. 

Una città all'avanguardia della coglionaggine

Lo spray al peperoncino è ormai un'emergenza per lo spettacolo dal vivo. Torino è come al solito tra i pionieri dell'idiozia. Il primo episodio registrato dalle cronache risale al gennaio scorso (concerto di Marracash al Concordia), e da allora ne sono seguiti altri: e molti di più sono stati quelli sventati grazie ai controlli di sicurezza. Gli organizzatori sono preoccupati. Al momento non c'è una normativa né esistono contromosse infallibili, pur applicando le più rigorose misure di prevenzione. Gli spray sono facili da nascondere. Per beccarli occorrono apparecchiature apposite e professionisti capaci a utilizzarle. Ancor più serve un occhio esperto, allenato da cento e cento concerti, e in grado di identificare al volo i possibili coglioni. E comunque resterebbe sempre la mina vagante del coglione che non ha la faccia da coglione e frega i controlli infilandosi lo spruzzatore nelle mutande. Sarebbe bello che a quel punto gli si aprisse, il fottuto spruzzatore, e gli irrorasse i suoi modesti strumenti di piacere: ma non possiamo troppo pretendere dalla provvidenza.

Un incrocio di notizie

Però, al netto dei coglioni del peperoncino (ma pure la densità di coglioni è un dato significativo per il destino di una città), va sottolineato che la giornata di sabato 30 settembre ha visto un significativo incrocio di notizie. 
La prima notizia è per l'appunto l'inaugurazione delle nuove Ogr. Le Ogr sono - lo ripeto - un segnale di speranza per Torino: completamente ristrutturate da un privato, la Fondazione Crt, con l'intento dichiarato di creare un polo di innovazione artistica e scientifica di respiro internazionale. A onore della verità storica, va detto che fu il Chiampa a convincerli a gettersi in quell'impresa da cento milioni. La Fondazione Crt all'inizio aveva piani più modesti e meno dispendiosi. Il Chiampa (e Alfieri) i soldi non li avevano, però avevano un'idea ambiziosa. E la imposero. Per completezza, aggiungo che pure Fassino rivendica lo stesso merito: me lo ha ripetuto anche ieri. Ma insomma, la morale è che l'input venne dalla politica. Altri tempi.

Altri tagli in arrivo

La seconda notizia che ha segnato il 30 settembre 2017 è l'inevitabile decisione del Comune di adottare un piano di rientro per sanare il bilancio e scongiurare il pre-dissesto: piano che prevede tagli per 80 milioni nei prossimi tre anni (trenta milioni nel solo 2018) e che comporta - nel più vasto e generalizzato bagno di sangue che andremo ad affrontare - anche la riduzione dell'8 per cento dei trasferimenti a enti, fondazioni e associazioni. Un'ennesima mazzata, quindi, per la cultura. Stavolta mortale, temo. 
Per cui l'apertura delle nuove Ogr arriva giusta giusta, in extremis, per salvare ciò che resta della declinante vocazione culturale di questa sventurata ex company town.

I nuovi assessori alla Cultura

Già da un bel pezzo, dacché le finanze pubbliche sono entrate nel tunnel oscuro della crisi, si era capito che i privati (a Torino quasi esclusivamente le fondazione bancarie: i privati-privati se ne sbattono ampiamente, della cultura) avrebbero svolto sempre più un ruolo di supplenza di fronte all'impoverimento - economico ma pure progettuale e ideativo - di Stato, Regioni e Comuni.
E' chiaro a chiunque, e non da ieri, che ormai a Torino - altrove non so - i vertici delle Fondazioni bancarie sono da anni i veri assessori alla cultura. Magari ciò può dispiacere ai romantici e ai nostalgici del "primato della politica", ma siamo realistici: le cose cambiano. Figuratevi che il Genoa all'inizio del Novecento vinse 9 scudetti.

 La cerimonia degli addii: un passaggio di testimone 

Ieri sera ho assistito, credo, a una cerimonia significativa: il passaggio del testimone delle politiche culturali di Torino dalla mano pubblica a quella del privato. 
Vi racconto. Prima dei concerti, nella lounge c'è l'ennesimo rinfresco per vips e barbapapà assortiti. 
A sinistra il post del vicesindaco; a destra le brioches nel cappuccino
Arrivano il presidente di Fondazione Crt, Quaglia, e il segretario generale Lapucci: gli uomini che hanno fatto le nuove Ogr. Tengono un discorsetto: la vecchia e la nuova politica cittadina gli si assiepa attorno. Di fronte a Quaglia e Lapucci c'è Fassino, imbronciato com'avesse i presenti a gran dispitto - e forse ce li ha. Al fianco destro si schierano i nuovi assessori: quella dell'Istruzione, quella della Cultura, e quello triste
L'amaro buffet: Montanari corrucciato fra la folla vip alle Ogr
Nell'altra ala della corte che circonda Quaglia vedo, compresso fra la turba festevole, pure il vicesindaco double-face che dopo aver espresso vivo apprezzamento per le brioches dei manifestanti antiG7 è venuto a provare le tartine del catering delle Ogr (niente niente male). Chiarabella arriva poi, con bimba e marito al seguito. Insomma, c'erano tutti, ieri sera alle Ogr: la Torino che conta davvero e i conti Mascetti di ieri, di oggi e di domani. 
E mentre guardavo i conti Mascetti annuire intenti alle parole del presidente Quaglia, mi tornavano in mente le parole di un mio amico, che ha lavorato duro per realizzare il progetto Ogr. "Questa è l'ultima occasione - gli dicevo. - Le Ogr possono essere il motore che salverà la cultura a Torino. E' una grande responsabilità per voi della Fondazione". E lui, schermendosi, mi rispondeva: "Diciamo che le Ogr saranno uno dei motori... Ma non deve essere l'unico. Spero proprio che non sia l'unico, spero che tutta la città faccia la sua parte".
Temo che le speranze del mio amico andranno deluse. Ma dovrà farsene una ragione. Non ha mai letto l'Uomo Ragno? Da un grande potere derivano grandi responsabilità.
E dubito che i conti Mascetti abbiano la forza per condividerle.



Commenti

  1. Caro Gabo non so quanto merito abbia avuto la politica nel progetto OGR: ricordo bene una sera in cui in strada del Fortino l'allora segretario Angelo Miglietta, stupito di quando dei privati avessero creato in quel luogo, decise che la Fondazione CRT non poteva essere da meno e nacque il progetto OGR del quale mi affidò la supervisione, oltre che l'incarico per l'acquisizione dell'immobile dalle Ferrovie. Ai primi tavoli la politica non c'era e, soprattutto non c'era Fassino, impegnato nelle faccende romane.
    Poi l'innamoramento tra la CRT e la sottoscritta finì, si tradì un contratto di consulenza firmato dalla stessa Fondazione e tutto passò ad altre mani. E come sempre, questa città dimentica chi ha lavorato per la crescita culturale dela stessa

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