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ANSELMO D'AOSTA E L'APPALTO DEI MUSEI

Anselmo d'Aosta al cospetto di Cristo (minitura inglese del sec. XII)
Oggi, verso l'ora di pranzo, l'ufficio stampa del Comune mi informa di quanto segue: 
Sono stati approvati questa mattina dalla Giunta comunale gli schemi di convenzione tra Città, Università (per i musei universitari, NdG), Museo del Risorgimento, Museo della Montagna e Fondazione Polo del ‘900 per garantire continuità nell’organizzazione e nella gestione dei servizi di biglietteria e presidio degli spazi espositivi il cui affidamento scade il 30 giugno 2018.
Molto bene, penso io. Questo è l'atto conclusivo di una vicenda che dura da oltre un anno, e che ha visto i lavoratori di quei musei mobilitati contro la pretesa del Comune di cambiare la procedura per l'appalto dei servizi

La battaglia per l'appalto unico

Riassumo la storia. Un anno fa la giunta del cambiamento aveva manifestato l'intenzione di cambiare la procedura — in vigore da quindici anni — dell’appalto unico e gestito dal Comune per gli addetti alla pulizia, custodia e biglietteria dei musei  universitari e per quelli del Risorgimento, Montagna e Resistenza (adesso accorpato al Polo del Novecento). D’ora in poi - dicevano gli Appendino's boys - ciascun museo si sarebbe fatto il proprio appalto da solo, in ordine sparso.
La prospettiva aveva allarmato sindacati e lavoratori che prevedevano rischi per l’occupazione e gli stipendi (già risicati), e facevano anche notare che "l’ipotesi di scorporare gli appalti e non procedere più con l’appalto unico genera inferiori economie di scala, ad esempio per le sostituzioni delle assenze, attività che attualmente viene regolata con il personale che opera a scavalco tra i diversi musei". 
Maiunagioia Leon li aveva rassicurati, ma loro non si sentivano per nulla più sicuri, e continuavano a protestare e a piantare scioperi. Intanto le consigliere Artesio, Foglietta e Canalis presentavano una mozione chiedendo di recedere dall’insano proposito. 
La mozione è stata discussa in Commissione cultura lo scorso 8 gennaio. In quell'occasione la Leon aveva raccolto il plauso di maggioranza e opposizione (e pure il mio...) annunciando che ci sarebbe stato - come in precedenza - "un unico capitolato d’appalto per tutti i musei, gestito direttamente dal Comune", che avrebbe garantito i posti di lavoro attuali senza ridurre i salari e non si sarebbe basato sul massimo ribasso bensì sul principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il che significa che nella valutazione la qualità del servizio conta più del prezzo stracciato.

Fatemi capire: l'appalto è unico o è spezzettato?

Ma oggi nel comunicato dell'ufficio stampa del Comune leggo quanto segue:
Per permettere alle singole istituzioni di gestire in modo autonomo le procedure di affidamento dei servizi la Città mette annualmente a disposizione dell’Università 207.500 euro; del Museo del Risorgimento Italiano 422.400 euro; del Museo Nazionale della Montagna 207.800 euro e 154.200 euro in favore della Fondazione Polo del 900.
Ohibò! "Gestire in modo autonomo le procedure di affidamento dei servizi"? Pare proprio l'esatto contrario di quanto aveva dichiarato Maiunagioia due mesi e mezzo fa. Magari - penso - sono io che non capisco. Impossibile leggere direttamente la delibera di Giunta, finché non sarà pubblicata sul sito del Comune. Però sono andato a riascoltarmi la registrazione della seduta del 12 marzo scorso in Commissione congiunta Lavoro e Cultura (ero colpevolmente assente per fatti miei), quando la Leon ha presentato la bozza della convenzione. Dall'intervento di Maiunagioia - al solito un po' fumoso - e da quelli dei commissari mi sembra di dedurre quanto segue:
1) Il capitolato d'appalto non varia, per cui non cambia nulla per il personale, compresa la garanzia della riassunzione da parte del vincitore del bando.
2) Il Comune ha salvato capra e cavoli: assumendosi il ruolo di Centrale di committenza mantiene fermo il principio dell'unicità dell'appalto (che sarà gestito dal Comune per conto dei singoli musei); ma una volta assegnato l'appalto, addossa al direttore di ciascun museo, tramite la convenzione, la successiva responsabilità gestionale, ovvero la "definizione contrattuale del personale". Beninteso "nel rispetto della convenzione con il Comune e del capitolato per quanto riguarda la tutela dei lavoratori".

Se non capisci, chiedi ad Anselmo

In sostanza la Giunta tenta di mediare fra la sua volontà politica di farla finita con l'appalto unico e le richieste di garanzie da parte dei lavoratori. Si può parlare di un appalto unico ma a responsabilità spezzettata? Boh: capisco la frustrazione di Anselmo d'Aosta quanto tentava di spiegare il mistero della Santissima Trinità. Sono bizantinismi d'alta scuola democristiana, questi. I ragazzi imparano in fretta. 
A quanto pare la soluzione di compromesso accontenta un po' tutti, quindi sospendo il giudizio. La pregiudiziale perché gli stipendi dei dipendenti non corrano rischi è che il Comune versi regolarmente le cifre promesse. Lo stanziamento totale, per il triennio di durata della convenzione, è di 2.540.000 euro più Iva, e in Commissione l'assessore ha confermato che quella cifra non subirà ritocchi. Non metto in dubbio la sua buona fede. Ma le strade della sfiga sono infinite. Speriamo in bene.

Un post scriptum: i conti del Polo

Intanto ricordo - en passant - che il Comune in quanto socio fondatore dovrebbe stanziare un finanziamento fisso di trecentomila euro all'anno per il Polo del Novecento. Questo stabilisce lo Statuto. Nel 2017 ha versato 190 mila euro. Tre mesi fa il direttore del Polo, Alessandro Bollo, mi aveva detto che "con il Comune s'è iniziato un percorso per ripianare i contributi, in modo che nel 2018 arrivino i 300 mila euro previsti, e anche il non pagato del 2017", ovvero - presumo - i centodiecimila euro che mancano per salire dai 190 mila concessi ai trecentomila dovuti. Ignoro come s'inquadrino in questi conteggi i 154 mila previsti dalla convenzione varata oggi: anticipo? extra? quota parte? chiudiamola così, pochi maledetti e subito? Lo scopriremo soltanto vivendo.

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