Passa ai contenuti principali

VADE RETRO TAMARA: IN VETTA ALL'HIT PARADE DELLE MINCHIATE


Due dipinti di Masaccio e Masolino; sotto, due quadri di Tamara
Quando l'ho letto stamattina, su un giornale torinese, non ci ho creduto. Già poco credo ai giornali in genere, ma poi la notizia mi sembrava troppo scema: figuratevi voi, Fassino che propone di spostare alla Gam, o in altra sede, la mostra di Tamara de Lempicka in programma da febbraio a Palazzo Chiablese (organizzata da 24 Ore Cultura), onde non turbare i pellegrini che in quel periodo saranno in coda per rimirare la Sindone, proprio di fronte a Palazzo Chiablese.
Ricordate la minchiata che avevo scritto per scherzo il 18 settembre? Qualcuno se l'era pure bevuta, ma speravo che fosse finita lì. E' vero, di lì a pochi giorni, il 27 settembre, vi avevo riferito che girava voce che anche i nostri barbapapà avessero preso sul serio la minchiata, e addirittura avessero convocato l'ad di 24 Ore Cultura, Natalina Costa, per esprimere le loro preoccupazioni. Ma io per primo non ci credevo. Insomma, che Fassino - con le grane che ha - possa dedicare un nanosecondo a strologarsi sugli eventuali frisson istigati in qualche seminarista fuggiasco da una mostra d'arte - all'interno di un palazzo, non per strada sotto il naso del seminarista - dove sono esposti (come in ogni mostra d'arte, da Raffaello a Monet) alcuni nudi femminili... beh, è un'idea che supera anche i miei pur larghi orizzonti delle minchiate possibili.
Però non si diventa vecchi per niente. In tanti anni di vita ho imparato che, quanto a minchiate, l'umanità riuscirà sempre a sorprendermi.

Braccialarghe non ne sa niente

Così, letta la stramba notiziola, oggi pomeriggio telefono a Braccialarghe. A Fassino no: non ritengo che un sindaco possa perdersi dietro alle minchiate (soprattutto di questo calibro) e poi immagino che la questione sia di competenza dell'assessore alla Cultura. Quindi, chiamo Braccialarghe e gli domando - anche un po' imbarazzato - se ci sia un fondo di verità in quanto scritto dal succitato giornale.
Beh, la risposta mi gela. "Non so niente di questa faccenda", scandisce Braccialarghe. E se aveste sentito la sua voce... Beh, un poema.
Ma non voglio arrendermi a tanta desolazione. "Quindi - ansimo speranzoso - non è vero niente...".
Silenzio. Poi, di nuovo: "Non so nulla, mi spiace".
"Ma come, non dirmi che qualcuno prende sul serio queste minchiate!", esclamo. E l'onesto Braccia, che come George Washington non sa dir menzogna, risponde. "Io non ne so nulla...". Pausa. Riflessiva. "E comunque non riuscirei a vedere dove sia il problema". Altra pausa, ancor più riflessiva. E a chiudere, un rassegnato: "Forse sono cieco".

I sacri turbamenti

Saluto il contrito Braccialarghe. Non chiamo Fassino. Faccio ancora un paio di verifiche, e sì, ho la tragica conferma: Filura ha davvero proposto una soluzione di questo genere. Ma sapete perché? Perché - ho appreso fonti plurime e attendibili - c'è stato un intervento della Curia. Beh, questa è troppo grossa. Sono sopravvissuti a Nerone e a Fra Dolcino, ma gli fa paura Tamara de Lempicka? Non posso davvero crederci. Eppure le fonti sono lapidarie: qualche prelato giudica inappropriata la presenza di alcune donne nude, sebben dipinte e rinchiuse, a pochi metri dai padri e figli pellegrini. Si è quindi rivolto al direttore generale dei Beni culturali, Turetta, e al sindaco Fassino, per sventare lo scandalo. E Fassino, fedele alle sue radici marxiste, s'è fatto carico di salvare le anime in pericolo, allontanando dai visitatori sindoneschi le lussuriose femmine pittate. Vade retro, Tamara.

Quelli che pagano s'incazzano

Peccato che la mostra non la organizzino i baldi tutori del pudore, e neppure i loro referenti del braccio secolare, che non hanno un soldo per far ballare un orso; bensì quelli di 24 Ore Cultura, che si erano trovati tanto bene con i Preraffaelliti ma che adesso stanno rapidamente rivedendo il loro rating su Torino. Quando i puritani sabaudi gli hanno proposto il cambio di sede - per di più con quelle motivazioni da sora Cecioni - si sono incazzati il giusto. Cambiare sede? I puritani sabaudi si sono già dimenticati che quelli del Sole 24 Ore su Palazzo Chiablese ci hanno investito fior di quattrini (secondo voi, l'impianto di climatizzazione chi lo ha pagato?) con la prospettiva di farci un po' di mostre senza dipendere dal placet del Sant'Uffizio. E quindi non gli garba neppure un poco di essere sbattuti di qua e di là come dei derelitti.
Il rischio, serio (l'unica cosa seria in questa ridicola vicenda), è che quelli di 24 Ore Cultura le mostre vadano a farsele in altre città dove la separazione fra Stato e Chiesa è più definita. A noi, in tal caso, resterebbe il vanto di esserci aggiudicati il titolo mondiale di minchionaggine.

Circondati dai peccatori

E poi, su che basi poggiano i turbamenti laici ed ecclesiastici? Sul dato accertato che tra i quadri in mostra ci saranno anche alcuni nudi femminili? Beh, entrate in una chiesa storica e ditemi quante tette e culi vedrete alle pareti. Per non dire di qualche bel genitale che fa capolino fra un giardino dell'Eden e un Cristo in croce.
Quindi il problema non può essere il nudo d'arte. Nemmeno per il più devoto dei devoti, essendo trascorsi quasi cinquecento anni dal Concilio di Trento. Tanto allarme non dipenderà allora dalla nota bisessualità di Tamara de Lempicka? Beh, in tal caso devo mettere sull'avviso Fassino, che spera di esporre pure l'anno prossimo, in concomitanza con Sindone ed Expo, l'Autoritratto di Leonardo. Sappiti, Filura, che Leonardo era gayissimo. E al posto tuo eviterei di ripiegare su Michelangelo.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

OGR, METTI UN LEO NEL MOTORE

La notizia, ovviamente, è che le Ogr hanno un nuovo presidente nella persona di Marco Giovannini . Ma trovo interessante la contemporanea nomina alla vicepresidenza di Giampiero "carissimo" Leo, l'infaticabile paladino della cultura a Torino (foto) . Credo che non sia casuale. Le Ogr hanno una doppia anima: quella dell'hub tecnologico, che funziona benissimo, e quella dello spazio culturale, che invece stenta ad affermarsi nell'immaginario cittadino. Leo, che siede nel Consiglio d'indirizzo della Fondazione Crt, potrebbe rappresentare il trait d'union fra le Ogr e le istituzioni culturali del territorio, per rafforzare e rendere più produttivo un rapporto che finora è rimasto ondivago. Mi sembra significativo che la nomina arrivi all'indomani dell'audizione del Comitato Emergenza Cultura davanti alla Commissione cultura della Fondazione , audizione che Leo aveva promosso con il consueto fervore. Anche in vista di un cambio alla direzione delle Ogr...