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MILELLA, VOGLIA DI DIMISSIONI

La presidente Milella: da grandi poteri derivano grandi seccature
La presidente del Salone del Libro Giovanna Milella avrebbe confidato, in almeno due occasioni private, di non escludere l'eventualità di dimettersi. Da sola o insieme con il direttore Ernesto Ferrero. E' soltanto una voce, ma confermata da fonti diverse. E la vagheggiata, presuntiva proposta a Ferrero di "dimissioni congiunte" mi riporta alla memoria l'elusiva risposta di Ferrero quando gli domandai chi glielo facesse fare, di non dimettersi.
Io resto convinto che l'informazione si basa sui fatti, non sulle voci: però Torino è una piccola città, dove le voci spesso sono consequenziali alle cose.
E le cose - non le voci - mi dicono che Milella è in forte difficoltà. Non soltanto per la bufera che squassa il Salone del Libro: e che comunque metterebbe a dura prova caratteri anche piu forti di quello della presidente. Senza contare i rischi legali che comporta la presidenza di una Fondazione che la magistratura sta rivoltando come un calzino.
A questo aggiungete i rapporti con le istituzioni: ufficialmente idilliaci, in realtà contrastati e contrastanti. Il Comune (Fassino e Braccialarghe) per ora sostiene Milella, presumo senza se e senza ma. La Regione è più tiepida. Chiampa del Salone francamente se ne infischia, vorrebbe solo che non fosse una fonte di rogne, almeno per lui; quanto alla Parigi, mi sembra un po' in freddo con la presidente. Forse sbaglio, forse no. Di sicuro la Regione prima di versare al Salone i soldi promessi (300 mila del 2014 e 350 per ripianare il debito) esige - com'è peraltro logico e legale - di vedere il "piano di rientro": piano che il Salone non ha ancora presentato.
Altro fronte tormentato, per Milella, è quello interno. Da via Santa Teresa trapela pochissimo, il personale è muto e rassegnato. I rapporti con la nuova presidente sono formalmente ineccepibili fino all'inestistenza. Ma l'impressione generale è che non sia scoccata fra le parti la scintilla dell'amour fou.

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