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TEATRO RAGAZZI, AVVISO DI SFRATTO PER MELANO

Graziano Melano
Le modifiche dello Statuto della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, messe a punto da Regione e Comune - in pieno accordo con il presidente Alberto Vanelli - ha due fini dichiarati: definire meglio il ruolo del Consiglio d'amministrazione, e mettersi in regola per poter ritentare l'assalto al riconoscimento di "teatro di rilevante interesse culturale" che porterebbe interessanti contributi ministeriali. In vista di futuri, possibili tagli dei finanziamenti locali, i nostri preveggenti amministratori si sono affrettati pure a "integrare l'elenco delle attività connesse al fine di meglio individuare le attività commerciali da realizzarsi in un'ottica di ampliamento delle entrare proprie e di svilupo di meccanismi di sostenibilità economica". Ovvero: stateve accuorti che prima o poi vi aspetta una brutta sorpresa.

Addio alla direzione permanente

Ma è stato modificato anche l'articolo 17 dello Statuto, quello che delinea la figura del direttore artistico. Finora non era previsto nessun limite al rinnovo dell'incarico, tant'è che Graziano Melano ricopre quella carica fin dalla nascita del TRG. Adesso invece viene stabilito che "l'incarico di direttore artistico più essere rinnovato una sola volta". Pur con una interpretazione generosamente estensiva ("una sola volta a partire da adesso", quindi un solo rinnovo dopo la scadenza dell'incarico in corso) l'articolo 17 così mutato suona come un avviso di sfratto a medio termine per il padre nobile Graziano Melano.

Voglia di cambiamento

Il TRG gode di buona salute: i conti sono passabilmente sani, l'attività è ampia e continuativa, la qualità alta e il pubblico numeroso. Quindi non si tratta - a occhio - di una volontà punitiva. Ma il presidente Vanelli non nasconde di voler aggiornare l'istituzione e allargarne gli orizzonti, cercando spettatori e idee anche fuori dal tradizionale ambito del TRG. Un mutamento che vorrebbero in molti. "Molto soft", precisa Vanelli. Ma non abbastanza soft, forse, per realizzarlo senza un cambio di mano alla direzione artistica.
In vista di un passaggio di consegne, Regione e Comune si sono premurati di cancellare dall'articolo 17 dello Statuto ogni discrezionalità, imponendo perentoriamente "procedure di selezione ad evidenza pubblica", ovvero il bando. L'aspetto comico è che l'indefettibile ricorso al bando viene motivato come "ottemperanza al principio di trasparenza". Immagino che i parametri della trasparenza siano quelli da tempo in uso nella pubblica amministrazione torinese, che di recente sono stati ufficializzati in occasione del bando per il Consiglio direttivo della Fondazione Musei.

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