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CINEMA GAY: METTETEVI D'ACCORDO CON VOI STESSI, TROVATE 'STI SOLDI E PIANTATELA DI CAZZEGGIARE

Il manifesto di Lovers Film Festival: mai capito cosa c'entrino i fenicotteri
Il Corriere della Sera, con la sua edizione torinese, conduce una meritoria campagna in difesa del Festival Cinema Gay, o Tglff: ovvero di quello che adesso si intestardiscono a chiamare "Lovers". Nei giorni scorsi sono usciti due interventi, di Gianni Farinetti e di Luca Beatrice (ai quali ieri si è aggiunto quello di Beatrice Merz), che mi sono piaciuti assai, e che mi hanno ispirato alcune riflessioni. Per cui, approfittando della quiete domenicale, ho buttato già un paio di spunti e li ho mandati agli amici della redazione torinese del Corriere, che cortesemente hanno ritenuto di pubblicarli. Preciso che mentre scrivevo non avevo ancora letto l'intervento di Beatrice Merz, che peraltro condivido in toto. Se vi interessa, oggi il mio articolo è on line, oltre che su cartaceo. Comincia così:

Ho molto apprezzato gli appassionati interventi di Gianni Farinetti e di Luca Beatrice in difesa del Festival Cinema Gay. Sì, Festival Cinema Gay, come da sempre lo chiamano i cinefili: mi rifiuto di usare quel ridicolo nome, "Lovers", degno di una rivista per adolescenti inquieti, inflittogli come ultimo oltraggio dagli stessi genii che, sbandierando buone intenzioni di "rinnovamento", l'hanno ridotto ai minimi storici: sale semivuote, e polemiche alle stelle.
Gli amici Farinetti e Beatrice, tuttavia, peccano d'idealismo quando difendono Cinema Gay in nome di valori alti quali l'arte, la civiltà, la cultura, la parità di diritti. Purtroppo qui non siamo di fronte a una nobile battaglia della ragione contro l'oscurantismo. Lo scontro è fra le residue forze del buonsenso e la montante marea dell'imbecillità.
Mi corre quindi l'obbligo di precisare quanto segue...

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