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MATISSE, LA MOSTRA PIU' BELLA


Matisse, "L'algerina" (1909)
Stavolta sono davvero estasiato.
Voglio dire: non è che stiamo messi male, a mostre. Se ne sono viste e se ne vedono di stupende, da queste parti. E di successo, pure. Proprio ieri Monet alla Gam ha passato la boa dei 130 mila visitatori, ed è la mostra al momento più visitata in Italia. Con pieno merito.
Però "Matisse e il suo tempo" è oltre. E' LA mostra. 
E non soltanto perché presenta cinquanta capolavori di Matisse (ma capolavori veri) e altre 47 opere di artisti della sua epoca con i quali Henri ha lavorato, si è confrontato, ha scambiato ispirazioni e idee e visioni e gelosie - e sto parlando di Picasso, Braque, Legèr, Renoir, Mirò, Severini, Dufy, Gris, Modigliani, mica micio micio bao bao; e tutti presenti con lavori d'eccellenza, ciascuno dei quali varrebbe una mostra da solo. 
Matisse, "Ritratto di Greta Prozor" (1916)
Eppure non è ciò - non soltanto, almeno - a fare di "Matisse e il suo tempo" un'esperienza visiva unica e irriunciabile. La differenza, la marcia in più, sta nell'intelligenza della curatrice, Cécile Debray. Aveva a disposizione il sancta sanctorum dell'arte moderna, la collezione del Centre Pompidou, e ammetto che è un bel vantaggio. Ma la straordinarietà della sua impresa è nell'aver saputo scegliere, combinare, ordinare, dare un senso logico - di cartesiana logica - all'esposizione; non facendone un semplice accumulo di quadri bellissimi messi lì a strappare gridolini d'ammirazione alle damazze; bensì raccontare, attraverso quadri e sculture, la vita e il pensiero di un artista sommo tra artisti sommi, restituendoci quasi un secolo di arte francese - e dunque mondiale - in un percorso che è lucidissimo, rigoroso, e anche strabiliante. Ma è soprattutto chiaro, comprensibile a chiunque, anche al somaro come me; senza cadere però neppure per un istante al corrivo, al facile, al sensazionalistico.
Cioè, dovete vederla.

La sfida del break even point

Non solo Matisse: in contemplazione davanti a Picasso
"Matisse e il suo tempo" è la terza mostra - dopo i Preraffaelliti e Tamara de Lempicka - che 24 Ore Cultura porta a Torino nella nuova sede espositiva di Palazzo Chiablese. Prodotta da Arthemisia Group, è un'iniziativa totalmente privata, senza contributi pubblici (ad eccezione della concessione della sede da parte del Polo Reale) e con l'obiettivo di pagarsi da sola, con la biglietteria. Ambizioso progetto, che nelle due precedenti occasioni non è stato raggiunto: sia i Preraffaelliti sia Tamara de Lempicka, pur riscuotendo un notevole successo, hanno solo sfiorato il break even point. Le mostre belle costano tanto, e quelle erano mostre belle. Ancora più bella è "Matisse e il suo tempo", e quindi ancor più costosa: la cifra esatta non l'ho ancora appurata, ma a seconda delle fonti si balla tra i due e i tre milioni. Diciamo che per rientrare delle spese servirebbero quasi duecentomila visitatori: difficile, ma non impossibile in cinque mesi (chiude il 15 maggio) e con tanto ben di dio alle pareti a firma di artisti notissimi e amati dalle masse.

Questioni di sponsor

In più c'è una sponsorizzazione solida, quella di Lottomatica. Un nome che riporta alla memoria le polemiche di un annetto fa, quando Lottomatica fu sponsor di Traffic, e le opposizioni ci andarono a nozze insorgendo contro "la propaganda della ludopatia". Dimenticando che il padre di tutti i biscazzieri è lo Stato, ovvero i partiti (anche quelli di alcuni moralisti di giornata) che dall'azzardo cavano da tempo immemorabile le risorse per rimediare alle loro topiche di finanza creativa. Ad ogni modo, stavolta la questione non si pone, trattandosi di un'operazione fra privati, nella quale la pubblica amministrazione non mette becco (e neppure un picco), salvo beneficiare dei prevedibili vantaggi che una simile mostra porterà al turismo e al commercio.

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