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LEON: SUL MUSEO ABBIAMO UN'IDEA DI ACCORDO. MA LA REGIONE E' INCAZZATA NERA

Le duellanti. Francesca Leon (a sinistra) e Antonella Parigi sono ai ferri corti per la nomina del direttore del Museo del Cinema.
Al Museo del Cinema si gioca a tutto campo, e il campo è pieno di merda.
Il Comitato d'indirizzo non esiste praticamente più, due componenti su cinque si sono dimessi. La nomina del direttore è in alto mare. Comune e Regione sono in guerra.
Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione stavolta non potrebbe essere peggiore. A meno che si metta pure a piovere.

Dimissioni a raffica

Dopo Massimo Sordella (in quota Gtt), stamane si è dimessa anche Monica Cacciapuoti, rappresentante della Fondazione Crt in quel Comitato d'indirizzo che ieri, in base alla volontà del sindaco e Appendino, avrebbe dovuto nominare Daniele Tinti, anziché Alessandro Bianchi, alla direzione amministrativa del Museo.
Bianchi era il candidato, uscito dalla selezione del bando, che fino a ieri mattina pareva destinato a ricoprire la carica dopo che altri candidati, fiutato il puzzo, avevano preferito battere in ritirata. Tra questi Paolo Verri, dopo che il Comune anche sul suo nome aveva posto il veto. Tinti è invece il nome buttato sul piatto dalla Leon ieri mattina, quando il sindaco e Appendino hanno capito che si andava verso la nomina di Bianchi.

Chiampa e Parigi vanno alla guerra

Al netto delle interpretazioni benevole, varie fonti asseriscono il niet del sindaco e Appendino dipenderebbe dalla presunta appartenenza di Bianchi al pd. Bianchi - il quale ad ogni buon conto ha ritirato la sua candidatura - nega tale circostanza, ricordando di essere stato nominato al Maxxi dal ministro berlusconiano Sandro Bondi. 
Tale pregiudiziale anti-pd del sindaco e Appendino sarebbe stata ribadita in forma quasi ufficiale: il presidente Sergio Chiamparino ha affermato stamane, a margine di un'infuocata seduta del Consiglio regionale, di "aver le prove scritte" della pretesa pentastellata di escludere Bianchi per una questione di colore politico. Il Chiampa ha anche affermato di "essere troppo signore" per esibire la corrispondenza privata. Io, che non sono un signore, volentieri la esibirei. En manque de mieux, esibisco l'affermazione del Chiampa, lasciandogliene l'intera responsabilità.
Stamattina in Consiglio regionale l'assessore Parigi, sollecitata da una richiesta di comunicazioni, ci ha messo il carico da otto: "Quanto accaduto al Museo del Cinema è un episodio da vecchia politica, quella vecchia politica contro la quale vi scagliate sempre" ha detto ai grillini, che dai loro banchi hanno rimbeccato "Devi fare una comunicazione, non un comizio".
Da Chiampa e Parigi arriva poi un comunicato che ne riassume le posizioni. Ve lo copio-incollo in fondo al post.
Ciò che mi pare evidente è che la Regione non intende accettare un diktat pentastellato sulla questione del direttore. E' anche chiaro che la vicenda può trascinarsi a lungo: il Comitato d'indirizzo, con due dimissionari, dovrà essere integrato, e ciò richiederà tempo. Se poi prevalesse la linea dura di annullare il bando e riprendere da capo la procedura, non se ne verrà fuori prima del disgelo. Intanto la proroga di Barbera oltre il 31 dicembre appare quasi scontata. Quasi. 

Leon: prepariamo un'ipotesi di accordo

Ok.
A questo punto chiamo l'assessore Leon. 
Lei mi risponde. Buon segno.
Le chiedo se intenda rispondere a due semplici domande.
Lei premette che stanno valutando una nuova ipotesi d'accordo con la Regione, di cui non ha ancora parlato con la Parigi, e dunque non ritiene di dovermi anticipare nulla.
Rispondo che apprezzo la riservatezza, ma le mie domande vertono sul passato, non sul futuro.
Leon acconsente ad ascoltare le domande.
Sparo la prima: è vero che il Comune ha posto una pregiudiziale ad escludendum contro Alessandro Bianchi in base alla sua presunta appartenenza al pd?
Leon mi risponde che "il problema era la diversità di vedute fra noi e la Regione sul futuro del Museo. Noi proponevamo una linea che la Regione non condivideva".
Ok. Mi pare elusiva, ma non insisto. 
Seconda domanda: è vero che un mese fa lei, assessore, ha espresso una valutazione sul candidato Daniele Tinti assai meno favorevole di quella che ha espresso ieri? (Traduzione: è vero o no che un mese fa anche lei lo considerava inadeguato, mentre ieri sosteneva trattarsi di profilo eccellente?).
Leon mi risponde: "Sono cambiate alcune cose rispetto a un mese fa. Allora stavamo valutando la candidatura di Paolo Verri, ma prima della nostra decisione Verri ha ritenuto di fare un passo indietro. Adesso stiamo andando verso una soluzione, e non voglio mettere in mezzo altre polemiche".
Qui io capisco - ma magari capisco male - che un mese fa il giudizio di Leon su Tinti non era quello di ieri. Quello di ieri era estremamente positivo.
Per completezza di informazione devo riferire che, secondo una differente versione da me raccolta presso altre fonti, fino a sabato in Comune erano orientati a dare il via libera a Bianchi, astenendosi al momento del voto: poi qualcuno gli ha spiegato che trattavasi di pericoloso piddino, per cui hanno posto il veto e hanno ripiegato sul più fidato Tinti; probabilmente senza neppure immaginare che si sarebbe scatenato tutto 'sto casino.
Comunque annoto da bravo cronista la versione di Francesca, ringrazio e saluto. Fatemi poi sapere com'è andata.
Non faccio gli auguri di Natale, tanto mi sa che ci sentiamo ancora.

Il comunicato della Regione incazzata

Queste sono le dichiarazioni rilasciate questa mattina dal presidente della Regione Sergio Chiamparino insieme all’assessore Antonella Parigi in Consiglio regionale: “La mancata nomina del nuovo direttore del Museo Nazionale del Cinema, attesa per ieri, costituisce un episodio grave, che pregiudica il lavoro futuro di un’importante istituzione culturale di Torino. Come Regione Piemonte ci siamo sempre impegnati per garantire la massima trasparenza e correttezza, rispettando le modalità sancite dal bando pubblico e le scelte della commissione giudicatrice. Un impegno non condiviso dalla Città di Torino, che ha reso impossibile individuare entro i tempi previsti la nuova guida del Museo. Il Museo Nazionale del Cinema in questi anni si è infatti affermato come un’istituzione di primo piano, grazie anche alla guida del direttore uscente Alberto Barbera, il cui prestigio a livello nazionale e internazionale ha contribuito al suo successo. In questo contesto, riteniamo che la logica scelta con il bando non ammetta scorciatoie né mediazioni fatte da tavoli politici. Per garantire una guida di livello e all'altezza dell'istituzione Museo del Cinema, riteniamo sia possibile o rispettare i risultati del bando, oppure annullare il bando attuale e aprirne un altro con criteri che garantiscano massima trasparenza. Contemporaneamente, occorre prorogare gli attuali organi, a cominciare dal direttore Alberto Barbera, così da permettere la continuità delle attività del Museo del Cinema”.

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