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CHI PAGA UN BANDO INUTILE?

"Ehi, tipo, ci sarebbe quel conticino in sospeso...". "Dici a me? No, guarda, chiedi a lui, io non c'entro..." (Della serie "I grandi misteri dell'arte")
Ancora una piccola chiosa alla stucchevole vicenda del Museo del Cinema.
Non vorrei mai che, nel gran casino finale e nel ballo delle affettuosità per lo scampato pericolo, passassero in cavalleria i conti della serva. Poiché ho appena finito di pagare Tari e Imu, sono particolarmente sensibile all'argomento, quindi non vorrei che i nostri falabracchi pensassero di fare gli stasi per non pagare il dazio.

Dopo la carnevalata, chi caccia la grana?

No, no, carini. Ci sarebbe un conticino da regolare. Voi avete indetto un bando per scegliere il direttore amministrativo del Museo e ne avete incaricato una società privata, la Praxi, che per i suoi servigi presenterà di certo congrua parcella. Fonti interne al municipio parlano di 50-60 mila euro: a me pare uno sproposito, e per conoscere la cifra esatta attendo fiducioso la risposta di Appendino & Leon all'apposita interpellanza.
Di quel bando voi, con le vostre impuntature da bambini, avete fatto carta da culo. Di conseguenza, rimanendo nell'elegante metafora, quei soldi li avete buttati nel cesso.
E adesso annunciate, con la nonchalance di chi non paga di tasca sua, che fra un anno farete un altro bando, per scegliere finalmente il direttore amministrativo. E poi dovranno trovare anche un direttore artistico: ovviamente tramite bando, visto che ormai ci hanno preso gusto. Così ci fumeremo altri 50-60 mila euro, o quel che sono. E fossero pure dieci volte meno, vi rivelo che c'è comunque gente a questo mondo che con simili cifre si ingegna di camparci per un anno, mentre voi ve le spiciate manco fossero i soldi del Monopoli.
Orbene, quei soldi buttati nel cesso qualcuno li deve cacciare. Preferibilmente di tasca sua, non mia.
Mettetevi d'accordo fra di voi - alla svelta e senza altre risse da lavandaie - su chi li tossisce; però tossiteli. Dai vostri stipendi/redditi/appannaggi, please.

Una disamina dei possibili pagatori

Per agevolarvi posso fornirvi una traccia di discussione, cercando di calarmi di volta in volta nei panni dei portatori dei diversi e divergenti interessi e punti di vista.
1) I soldi potrebbe tossirli il presidente del Museo Paolo Damilano, perché li ha - questo senza dubbio aiuta - e perché rientrava tra le sue facoltà mantenere una linea più decisa nella spiacevole vicenda, imporre fin da subito la legalità, e non tollerare che sotto il suo naso si svolgesse quell'indecoroso mercato delle vacche. In certi casi esiste pur sempre il nobile istituto delle dimissioni.
2) Oppure potrebbero tossirli (se possibile dalle casse di famiglia) i componenti del trio Giordano, che con tutta la buona volontà non sono riusciti a fornirmi una ragione civile e credibile della loro contrarietà al candidato emerso da un bando senz'altro mal nato e peggio defunto, epperò legale fino a prova contraria. Fanno torto alla mia intelligenza (e soprattutto alla loro) se pensano di uccellarmi con una frasetta come "il problema era la diversità di vedute fra noi e la Regione sul futuro del Museo". Anche perché se ad ogni bando il cui risultato non collima con le vostre "vedute" voi pretendete di cambiare il risultato o di rifare il bando, non ne veniamo più fuori, e passeremo il resto dei nostri giorni a pagare per bandi inutili. A tal proposito vi segnalo che con 50 mila euro (ma anche con 5 mila) potete comprarvi uno stock di carta da culo bastevole per voi e i vostri eventuali discendenti fino alla quarta generazione.
3) Non escludo l'ipotesi che quei soldi li caccino di due della Regione. In fondo Antonellina e il Chiampa potevano starsene zitti e buoni. Alla fin fine, che gliene fotte del Museo del Cinema? Ne hanno fatto una questione di principio; o di stile; o nella peggiore delle ipotesi di schieramenti. Capisco, gli è rimasto sul gozzo il bando di Artissima, vinto da una candidata certamente cara al presunto assessore di sostegno alla Cultura, tant'è che la fede politica di Ilaria Bonacossa ci è fortunatamente del tutto ignota; e quindi, ora che i ruoli s'erano invertiti, si aspettavano altrettanto fair play. Ma insomma, la concordia istituzionale val bene una porcata: e se hanno pretese stravaganti quali il rispetto delle regole, che paghino, perdìo.
4) Esiste una quarta ipotesi: paghi Massimo Sordella, il neuropsichiatra nominato nel Comitato di gestione del Museo in quota Gtt. Costui - che sedeva in quel nobile consesso per l'unico e discutibile merito di essere un appassionato di cinema capace di spendere 50 mila euro di tasca propria soltanto per il gusto di restaurare un vecchio film (capito il tipaccio?) - al momento buono ha preteso di votare secondo le proprie convinzioni, fregandosene degli ordini di scuderia impartiti da lorsignori. Sicché ha mandato a donne di facili costumi le raffinate strategie elaborate per marchesedelgrillizzare il bando. E' quindi giusto che paghi il fio delle sue alzate d'ingegno. Così impara, e si leva anche dalla capa l'uzzolo di finanziare il restauro di un altro film. Maccheccazzo butta i soldi in quelle puttanate? Li spenda per pagare i bandi, che è meglio.
5) E perché non dovrebbe pagare Alberto Barbera? E' lui la causa di tutto questo casino. Se non fosse mai esistito, non si sarebbe presentata l'urgenza di cacciarlo, quindi... Purtroppo non è più possibile chiamare a rispondere in solido la signorina Maria Adriana Prolo, che con la stravagante pensata di fondare il Museo del Cinema diede il via a questa serie di sfortunati eventi. Né si può sperare di cavare qualcosa dai discendenti dei fratelli Lumière, i quali hanno pur'essi la loro bella parte di responsabilità.
6) Pavento però che il candidato più probabile per il ruolo di pagatore sia Pantalone. In fondo quel ruolo lo interpreta con dedizione fin dalla notte dei tempi. In qualità di appartenente alla categoria, mi permetto tuttavia di far notare che anche Sean Connery era e resterà per sempre lo 007 migliore: tuttavia, comprensibilmente, dopo un po' ha preferito altre parti, e noi ci siamo accontentati di Roger Moore. La vita non è perfetta.

Ecco, credo di aver esaminato con ecumenico distacco le posizioni di tutti i P.P. (possibili pagatori). Se altri ritenessero di aver titolo a pagare, non esitino a farsi avanti: saranno accolti a braccia aperte.
Ma che qualcuno diverso dal soggetto di cui al punto 6 paghi davvero di tasca propria per questa ignobile manfrina, lo ritengo meno probabile dell'atterraggio di una nave da battaglia di Orione domattina in piazza Castello.

Un'offerta di sicura convenienza

In chiusura di questo modesto contributo di un cittadino ansioso di collaborare con l'amministrazione al buon andamento della cosa pubblica (e soprattutto dei bandi pubblici) colgo l'occasione per segnalare sommessamente alla benevola attenzione di lorsignori la mia disponibilità a redigere un bando della minchia a prezzi modicissimi, senza le fisime delle società specializzate e con l'assistenza di chiunque lorsignori desiderino indicarmi. Non me ne vogliano gli amici della Praxi: business is business.
Dietro versamento un modesto extra provvederò anche a inserire nel bando i requisiti di chiamarsi Tizio piuttosto che Sempronio, di essere nati il giorno tale nella città talaltra, e di avere i capelli del colore che lorsignori riterranno di suggerire.

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